In Europa si stima che ci siano oltre 250 milioni di abitazioni con almeno un televisore e la domanda per questi dispositivi elettronici continua a essere sostenuta, soprattutto per merito dei prezzi bassi.
La progressiva diffusione delle tecnologie LCD e poi LED su larga scala a partire dai primi anni Duemila avrebbe in pochi anni cambiato tutto. Senza il tubo catodico e i componenti per farlo funzionare, la costruzione dei televisori divenne via via più semplice, veloce e soprattutto meno costosa.
Su questa riduzione hanno inciso soprattutto l’enorme scala su cui sono prodotti i televisori, la semplificazione dei processi produttivi stessi e nuove possibilità di guadagno per i produttori, che non passano dalla vendita in sé dei televisori, ma dai dati che possono raccogliere sul loro utilizzo da parte di chi li acquista.
Con l’avvento delle Smart Tv infatti, il controllo sulle attività svolte davanti al televisore è probabilmente il vero costo nascosto dei televisori di oggi. Essendo costantemente collegati a Internet, possono fornire in tempo reale statistiche sul loro utilizzo ai produttori, che vendono poi quei dati a numerosi soggetti: dalle società che offrono servizi di streaming alle aziende interessate a farsi pubblicità. Una Smart Tv raccoglie dati su quanto tempo rimane acceso, ogni quanto avviene un’interazione per cambiare canale, mettere in pausa la riproduzione di un film o selezionare l’episodio successivo di una serie televisiva. Altri dati raccolti riguardano il tempo dedicato a utilizzare un’applicazione, la frequenza con cui viene avviata e in che momento della giornata.
I sistemi operativi di alcuni televisori mostrano anche annunci pubblicitari simili a quelli che osserviamo quando navighiamo online. Anche in questo caso la raccolta dei dati può aiutare gli inserzionisti a capire quante volte sia stata visualizzata la loro pubblicità, quante persone abbiano scelto di aprirla per scoprire ulteriori dettagli su ciò che offre e le azioni effettuate prima e dopo la sua visualizzazione.
I ricavi derivanti da queste attività possono essere enormi e per un singolo produttore, magari con centinaia di milioni di televisori attivi in tutto il mondo, si traducono in svariati miliardi di euro in più ogni anno. Questa fonte di ricavo aggiuntiva dà qualche margine in più alle aziende per ridurre i prezzi dei loro prodotti, ma secondo i più critici si basa su sistemi di analisi delle attività degli utenti che passano per meccanismi più opachi, meno evidenti di quelli cui sono abituati quando consultano un sito o utilizzano i social network. Le informazioni sulla raccolta dei dati sono spesso contenute nella documentazione con cui viene fornito il televisore, mentre non sempre gli avvisi mostrati al momento della sua attivazione sono esaustivi e chiari.
D’altra parte le stesse applicazioni disponibili sulle smart-TV effettuano a loro volta una raccolta dei dati di utilizzo e spesso lo fanno su più dispositivi, come nel caso delle grandi piattaforme di streaming che offrono i propri servizi su smartphone, tablet e computer oltre che sui televisori. I produttori di televisori così come le grandi piattaforme segnalano sempre che i dati raccolti dagli utenti vengono gestiti e analizzati in forma aggregata, quindi senza la possibilità di risalire a un singolo utente e ai suoi gusti, ma ci sono comunque risvolti per la privacy che non dovrebbero essere sottovalutati.



