La Morte di Mousavi e l’ allargamento del conflitto

sabato, 30 Dicembre 2023
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Durante la giornata di Giovedì a Tehran si sono svolti i funerali di Seyed Razi Mousavi, membro di spicco delle Guardie della rivoluzione iraniane, morto a seguito di un attacco israeliano in Siria. Durante i funerali vi è stata un’affluenza cospicua di cittadini. Tra essi  ci sono state figure di spicco del panorama politico dello Stato , come ad esempio l’ayatollah Ali Khamene, guida suprema del paese.

È stata la stessa tv di stato iraniana, per evidenti ragioni simboliche, ad inquadrare a più riprese Khamene durante il funerale. Lo stesso comandante in capo iraniano ha sottolineato l’importanza della figura di Mousavi, affermando che le ragioni dell’uccisione sono da ricercare nella frustrazione, impotenza e incapacità di Israele, aggiungendo che lo Stato ebraico «pagherà sicuramente per questo crimine». Potrebbero sembrare parole dure, ma solo ad avviso di coloro che non hanno conosciuto la centralità di questo personaggio all’interno del conflitto.

Difatti Mousavi era incaricato di fornire «supporto logistico all’asse della resistenza in Siria», si legge nella dichiarazione dei Guardiani della Rivoluzione, riferendosi a una rete di gruppi militanti regionali sostenuti dall’Iran, tra cui il gruppo palestinese Hamas, Hezbollah libanese, varie milizie in Iraq e Siria e gli Houthi nello Yemen. Inoltre l’agenzia di stampa statale iraniana IRNA ha descritto Mousavi come uno dei consiglieri più esperti della Forza Quds.

Allo stesso modo, Hassan Kazemi Qomi, diplomatico iraniano di alto livello, ha dichiarato che l’uccisione di Mousavi «ha l’obiettivo di coinvolgere direttamente la Repubblica islamica nel conflitto». Non a caso reagisce subito Hezbollah che in una nota ha definito Mousavi «uno dei migliori fratelli che hanno lavorato per sostenere la resistenza islamica in Libano per decenni».

Il movimento sciita libanese ha affermato di considerare l’uccisione «una violazione aperta e spudorata che supera ogni limite dello stato sionista». Non sono tardate neanche le condanne degli altri membri del cosiddetto «Asse di Resistenza», Hamas e Houthi yemeniti. La strategia dell’Iran in Medio Oriente si è da tempo concentrata sul supporto di alleati regionali per creare una minaccia circolare intorno a Israele. Una minaccia che si manifesta attraverso la presenza di milizie armate schierate lungo i confini del paese per impegnare Tel Aviv su più fronti.

Alla luce di ciò è quindi chiaro che siamo di fronte a un’ulteriore escalation del conflitto e le parole di Hossein Salami ne sono la prova: “La nostra vendetta sarà dura, come sempre”, ma l’unica vendetta adeguata sarebbe “la rimozione di Israele dalla faccia dell’esistenza.

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