Attentato in Iran: risuscita il fantasma dell’Isis

sabato, 6 Gennaio 2024
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Si è saputo che in Iran “la bandiera rossa della vendetta” è stata nuovamente issata sulla moschea Jamkaran nella città santa di Qom. Anni fa la stessa cosa si era quasi conclusa con lo scoppio della guerra con gli Stati Uiti. Secondo i media iraniani, la comparsa della bandiera della vendetta è ora associata al recente attacco terroristico. Il 3 gennaio scorso, infatti, a Kerman, Iran sono state fatte esplodere diverse bombe lungo il percorso di un corteo funebre, in occasione dell’anniversario della morte del Gen. Qassem Soleimani. L’attacco terroristico, che ha provocato la morte di più di cento persone e il ferimento di altre trecento circa, è stato rivendicato dall’Isis. E non è un caso. Da anni questa sigla Isis o Stato Islamico è stata utilizzata nelle operazioni più oscure, comunque vantaggiose per gli Stati Uniti e Israele. Come la rivolta in Siria finalizzata al rovesciamento di Bashar al Assad, gli attentati in Afghanistan contro i talebani e in altri paesi arabi come Iraq, Siria, Libano, etc.. Ultimamente, la sigla Isis non è più stata utilizzata, per cui si poteva legittimamente ritenere che l’organizzazione fosse stata sciolta. Ecco, invece, che in quest’ultimo attentato di Kerman, il fantasma dell’Isis si è nuovamente materializzato, guarda caso in un’operazione terroristica a danno dell’Iran, storico nemico di Stati Uniti e Israele. Sorge, perciò, un interrogativo: l’Isis è una organizzazione islamica, oppure è eterodiretta da Stati Uniti e Israele? La seconda ipotesi appare la più fondata, atteso il fatto che tutte le operazioni svolte dai guerriglieri dell’Isis sono sempre finalizzate a colpire i nemici di Usa e Israele. In ogni caso, questo attacco terroristico del 3 gennaio a Kerman, rivendicato dall’Isis equivale all’accensione di un fuoco in una polveriera! Il Medio Oriente, come hanno precisato esperti di geopolitica, è sull’orlo dell’abisso.

I tre organismi politico-militari, impegnati in questo momento a sostenere Hamas nella guerra contro Israele, sono la Repubblica Araba Siriana, il partito-esercito libanese Hezbollah e il movimento yemenita Ansarollah. Tutti e tre questi soggetti mediorientali sono legati a doppio filo con l’Iran. Evidentemente, il paese più forte nella regione mediorientale, insieme alla Turchia, è proprio l’Iran e da decenni il paese degli Ayatollah è nel mirino di Usa e Israele, che lo vogliono distruggere per consolidare il proprio predominio nell’area. Da anni, perciò, si sono susseguite provocazioni ai danni dell’Iran, eterodirette da Usa e Israele, come di recente l’assassinio di undici ufficiali iraniani in Siria, fra cui il Gen. Reza Mousavi, e l’attacco terroristico a Kerman.

Fino ad ora i leader iraniani sono stati cauti e non hanno raccolto le provocazioni. Se l’Iran entrasse in guerra contro Usa e Israele, il conflitto si estenderebbe presto dal Medio Oriente al resto del mondo. Questo è ciò che vogliono Biden e Netanyahu.

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