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Compra ora, paga dopo: un affare o una grossa fregatura?

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Un giro d’affari di 300 miliardi di dollari, aumentato di 6 volte dal 2019 a oggi. Tanto che già il 43% dei cittadini europei li ha provati almeno una volta. Parliamo degli acquisti fatti con la magica formula “compra ora, paghi dopo”, che sta tenendo in piedi un mercato messo in difficoltà dall’inflazione degli ultimi due anni.

Il funzionamento è semplice: se non si hanno i soldi per pagare l’oggetto dei desideri di turno il sistema vi consente di acquistarli in piccole rate, di solito appena tre o quattro, senza alcun interesse. I pagamenti sono di solito gestiti da aziende fintech che si assumono il rischio di insolvenza ricevendo in cambio generose commissioni da parte dei negozianti, che sono felicissimi di rinunciare a parte delle entrate sul singolo prodotto per allargare il loro giro d’affari, soprattutto in periodi di vacche magre come questo.

Tutti contenti quindi? Mica tanto. Perché a ricorrere a questo servizio, che di fatto è una rateizzazione che non passa per lo scrutinio delle banche ed è disponibile a chiunque senza controlli, sono proprio le persone economicamente più fragili. Soprattutto i giovani a basso reddito, abituati a fare acquisti online – dove il sistema è più diffuso e richiede solo un paio di click per essere portato a termine.

L’Italia potrebbe quindi diventare un Paese dove le famiglie sono a rischio “iperindebitamento” come in America, dove l’utilizzo disinvolto delle carte di credito offerte a chiunque ha creato una popolazione di gente che vive al di sopra dei propri mezzi e rischia di non arrivare più a fine mese.

Perché se è vero che i singoli acquisti valgono poche centinaia o addirittura decine di euro, se la tendenza a comprare cellulari, scarpe e accessori diventa compulsiva ci si potrebbe trovare a rimborsare a fine mese l’equivalente di un mutuo.

I primi allarmi sono arrivati dagli Stati Uniti, dove il sistema ha preso piede da tempo. Secondo un analista della multinazionale di servizi finanziari Wells Fargo siamo di fronte a un vero e proprio “debito fantasma”, i cui tassi di insolvenza sono molto maggiori rispetto alle forme di finanziamento normale, proprio perché per ottenerlo non occorre superare alcuna verifica delle proprie capacità finanziarie.

Per ora i Paesi dove gli acquisti a “rate facili” sono più utilizzati sono, oltre gli Stati Uniti, Cina, Australia, Gran Bretagna e Svezia, ma l’Italia promette di fare “progressi”. Secondo Floa, una società di Bnp Paribas specializzata proprio nel Buy Now Pay Later, c’è ancora un potenziale di crescita nel nostro mercato, dato che il 31% degli italiani (quasi uno su tre) utilizza questo metodo di pagamento in maniera saltuaria.

Vedremo se dobbiamo preoccuparci davvero quando verranno diffusi i dati relativi alle feste natalizie, il periodo dell’anno in cui gli acquisti online di piccolo e medio importo sono più diffusi. Ricordandoci che la terribile crisi globale del 2008, della quale ancora paghiamo le conseguenze, era scoppiata proprio per la facilità con la quale negli Stati Uniti si concedevano prestiti a chi non se li poteva permettere. Speriamo di non vedere un’altra volta lo stesso film.

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