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Ecuador verso guerra civile: perchè ci sono i narcos dietro

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La violenza è esplosa in tutto l’Ecuador questa settimana dopo la scomparsa di José Adolfo Macías Villamar, noto leader di una gang dal carcere. Macías, meglio conosciuto come “Fito”, è il Pablo Escobar dell’Ecuador dei giorni d’oggi. Adolfo è a capo dei Los Choneros, che si ritiene sia stata una delle prime gang ecuadoriane a stringere legami con i cartelli della droga messicani. Domenica, durante una perquisizione per contrabbando, è risultato essere scomparso dalla sua cella in una prigione affollata a Guayaquil, dove stava scontando una condanna a 34 anni per traffico di droga e altri crimini. Questa è la seconda evasione per Fito dalla cella, dietro la quale si teneva comunque impegnato gestendo il suo impero del crimine e controllando la prigione. In questi giorni però, il giovane presidente Daniel Noboa aveva optato per una maggiore rigidità nei confronti di Macias, ordinando il suo trasferimento in un carcere di massima sicurezza.

Macias è visto da tutti come un vero e proprio terrorista nei confronti della democrazia ecuadoregna, soprattutto dopo l’assassinio di Fernando Villavicencio, candidato presidenziale ucciso in agosto che aveva denunciato i rapporti tra i Choneros e gli ufficiali di governo. La risposta della gang è stata quella di mettere a tacere per sempre Villavicencio, mentre Fito festeggiava in cella rilasciando un video musicale.

Alla fine le elezioni sono state vinte da Noboa, il quale ha promesso di reprimere le gang e ripristinare la sicurezza in Ecuador. “È finito il tempo in cui i condannati per traffico di droga, gli assassini e il crimine organizzato dettano al governo cosa fare”, ha dichiarato in un video lunedì. Eppure, la situazione è più tesa che mai e la guerra civile è vicina. Stato di emergenza di 60 giorni, coprifuoco nazionale e l’esercito che pattuglia le strade, questa è la soluzione del presidente ad almeno 11 morti, decine di feriti e, soprattutto, la maggior parte delle carceri completamente in mano ai membri delle gang.

L’apice delle proteste e dell’attività dei Los Choneros è avvenuto durante una trasmissione televisiva in diretta di TC Televisión a Guayaquil, quando diversi uomini armati mascherati hanno fatto irruzione sul set, costringendo i membri dello staff a terra, colpendoli e picchiandoli. Conduttori e altro personale sono stati costretti a comparire in un video chiedendo al presidente di non intervenire. Infine, uno degli aggressori ha dichiarato di voler inviare un messaggio sulle conseguenze di “intromettersi con le mafie”.

La situazione non sembra calmarsi, almeno fino all’arresto di Macias o alle dimissioni del Presidente. L’alternativa? una guerra civile sanguinosa tra le gang unite e le forze dell’ordine dell’Ecuador, che finirebbe solo con migliaia di morti e niente di risolto.

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