Tik Tok e sprechi alimentari: ecco la challenge del momento

giovedì, 18 Gennaio 2024
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Mentre i telegiornali annunciano con fervore la nuova proposta di legge che renderebbe obbligatorio fornire le “doggy bag” ai clienti cui, al momento del conto, dovesse avanzare del cibo nel piatto, i social remano contro corrente.

La nuova tendenza “social” dei ristoratori italiani si presenta infatti piena di incongruenze. Stiamo parlando delle sempre più diffuse “sfide estreme”. Conquistare la gloria mangiando 1kg di pasta in mezzo ora, un numero spropositato di portate, o piatti esageratamente costruiti per lo stupore di chi guarda. Il premio? Facile, per chi dovesse riuscire nell’impresa, il pasto è offerto.

Un’idea allettante che attira centinaia di clienti ogni giorno. Dopo i primi segni di successo sui social, oggi sempre più attività si stanno ingegnando per offrire la loro originale versione della sfida. Tra le più popolari sono le paste romane, la cosiddetta “trinità” formata da Carbonara, Amatriciana e Gricia. A seguire panini chilometrici, pasti di 20 portate e pizze da record. Tutto questo per il click, alla ricerca disperata del video virale, ma ognuna di queste iniziative sembrerebbe portare fortuna all’attività che la propone. Gli sprechi alimentari? Semplicemente fuori dal dibattito. Di fronte all’assuefazione di quei 30 secondi di video, non c’è spazio per la morale.

Eppure il mondo sembra viaggiare in una direzione diversa, lo spreco alimentare è considerato un problema globale, portatore di gravi ripercussioni ambientali, sociali ed economiche. Secondo la FAO, il 17% del cibo disponibile al consumo nel mondo viene gettato, in Italia, si stima, sono circa 18 milioni le tonnellate di cibo sprecato ogni anno. La recente proposta di legge parla chiaro in questo senso. L’obbligo (sanzionabile) per i ristoratori di fornire le doggy bag a fine pasto rappresenta un evidente passo avanti nella formazione europea di una nuova consapevolezza alimentare, ecologica e civile. Su questo fronte l’Europa è sempre stata più restia rispetto ai cugini d’oltreoceano. Se negli Stati Uniti, così come in Canada e Australia, quella delle “scatole anti-spreco” è una cultura diffusa e largamente accettata, nel Vecchio Continente la questione è diversa. C’è chi parla di “snobismo”, chi solo di abitudine, fatto sta che a noi Europei, portare gli avanzi a casa dopo un ordine sconsiderato, non piace.

La doggy bag, quindi, non è solo una questione di legge, ma anche di mentalità. Perché sia efficace, infatti, è necessario che i clienti la richiedano e la usino, senza vergogna o pregiudizio. È altrettanto importante che il cibo portato a casa venga consumato entro breve tempo e non finisca comunque nella spazzatura. Insomma, serve un vero e proprio cambiamento radicale, rapido, efficace e generalizzato.

Cosa succede allora nel momento in cui i mezzi di comunicazione di massa più potenti entrano in contrasto con le tendenze socio-politiche del momento? Come si può risolvere questo cortocircuito? La risposta sembra a primo impatto banale: se sono i social – come appare evidente – a trovarsi dalla parte del torto, basterebbe correggere questa tendenza impropria a favore di un’immagine più responsabile del consumo.

Tuttavia, chi dovesse credere a questa soluzione, starebbe nettamente sottovalutando l’enorme potere della viralità mediatica. Se l’esagerazione è la moda, l’unica possibilità è far diventare di moda il risparmio, ed ancora una volta, la palla è in mano ai social.

 

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