Bologna a 30 all’ora, basta con i cittadini-scolari

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Bologna a 30 all’ora: secondo il sindaco Matteo Lepore i suoi concittadini sono come scolaretti che vanno “educati” ad abitudini più green, più civili, più ecosostenibili. Ci sarà pure la preoccupazione di limitare gli incidenti stradali, ma dietro questa decisione c’è dell’altro. Che cosa?

Innanzi tutto c’è la classica pretesa “pedagogica” della sinistra: per il primo cittadino di Bologna (al pari dei suoi antesignani rivoluzionari) la gente non va lasciata a se stessa. Va affrancata dalla “barbarie” e condotta verso la “virtù”. Lepore spiega che  l’obiettivo è «sensibilizzare la città, perché solo con un cambio culturale sull’utilizzo della strada sarà possibile realizzare Città 30 e salvare vite». Già, “sensibilizzare” e “cambio culturale” : gli automobilisti non sono in grado di capire da soli che la strada va utilizzata in modo responsabile. Occorre un provvedimento restrittivo calato dall’alto che cambi il modo di pensare dei cittadini. Se lo capiscono, bene, se non lo capiscono, peggio per loro. «Non si fa la frittata senza rompere le uova», diceva Lenin per spiegare i costi umani di una rivoluzione. «Non si fa la rivoluzione cittadina senza multe», sembra dire oggi il sindaco di Bologna.

Lepore precisa per la verità che non è intento della Giunta inondare la città di multe, aggiungendo che andrà anche a trovare il primo bolognese multato per aver superato i 30 chilometri all’ora. Ma l’uomo, l’orefice Sergio Baldazzi, non si sente per nulla rassicurato. «Il terrore è arrivato in città – ha dichiarato il poveretto in tv – la gente ha paura di perdere la patente, io abito a Ozzano e uso la macchina per lavoro».

Non sembri quindi esagerato o inverosimile l’accostamento tra il sindaco di Bologna e il rivoluzionario russo. In fondo, Lepore è un Lenin in formato tascabile. La mentalità è infatti la stessa. Ci vuole sempre un’”avanguardia rivoluzionaria” a guidare il popolo “ignorante” e potenzialmente “reazionario”.

L’altro motivo del contestato provvedimento sui nuovi limiti di velocità è che Bologna vuole essere “avanguardia” di Città 30 anche per il resto d’Italia. C’è, per la verità, il precedente di Olbia. Ma vuoi mettere se a muoversi in modo deciso è il Comune più importante dell’Emilia-Romagna?.

E i bolognesi che dicono? Sono arrabbiati come bufali. A essere guidati verso il “progresso” non ci tengono proprio. Un appello (sul web) per il ritiro della direttiva sui 30 all’ora ha ottenuto 50mila adesioni in un giorno. Ed è probabile che sulla questione si indica un referendum. E, se tanto mi dà tanto, l’esito pare davvero scontato…

Quello che i cittadini non mandano giù è che il limite di velocità sia stato abbassato in tutta Bologna e non solo nei punti più rischiosi per l’incolumità dei pedoni, soprattutto se anziani e bambini. È quello che ad esempio Matteo Salvini ha ricordato al sindaco nella sua qualità di ministro delle infrastrutture: «Le zone 30 servono per migliorare la sicurezza in alcune zone delle città, come nelle vicinanze di scuole e di asili. L’allargamento a tutto il Comune appare una forzatura». Ma Lepore non intende affatto rallentare il treno della sua rivoluzione ed ecco come ha risposto al vicepremier: «Tutte le volte che Bologna fa qualcosa di troppo progressista e democratico, Salvini sempre deve rispondere in maniera violenta con molte false notizie».

Non importa se i cittadini non gradiscono certe iniziative del Comune. Non importa se il traffico a Bologna risulta ulteriormente ingolfato. Quello che conta, per il sindaco-rivoluzionario, è fare qualcosa di «progressista». Tanto -lui pensa- la storia gli darà prima o poi ragione. I rivoluzionari ragionano così. Ma la storia, chissà perché, va sempre da un’altra parte.

 

 

 

 

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