No alla carne sintetica, no alle cavallette in tavola, sì a sussidi più alti. Sembra presa di peso dal programma di Lega e Fratelli d’Italia l’elenco delle rivendicazioni degli agricoltori che stanno combattendo in tutta Europa contro le politiche agricole “verdi” della UE.
Protesta che è stata inaugurata dai combattivi contadini francesi e tedeschi ma ha ormai travalicato le Alpi coinvolgendo tutta Italia, dall’Emilia-Romagna alla Sicilia, come ben sa chi ha incrociato per strada i lunghi cortei di trattori dei partecipanti alla ribellione.
A rendere la vita complicata per chi lavora la terra è poi l’enorme rialzo del costo dell’energia, per non parlare di quello dei mutui che schiaccia chi ha comprato di recente dei nuovi terreni. Aumenti spesso insostenibili, anche perché dei rincari che abbiamo notato tutti andando al supermercato beneficiano solo in minima parte chi quei prodotti li ha coltivati o allevati.
Anche se hanno bloccato quasi del tutto la circolazione in varie aree del Paese, da Assisi a Chieti passando per Orte e Lucca, le proteste sono state del tutto pacifiche. I manifestanti non sono tipi da cercare scontri dalle forze dell’ordine, ma vogliono far sentire la loro voce, che a loro parere non viene mai riportata dalla stampa. Come quella di Franco Calderone, uno dei manifestanti siciliani che ai giornalisti della Rai ha spiegato di essere sceso in strada “per legittima difesa, per non mangiare farina di grilli, carne sintetica, vino zuccherato, ortaggi provenienti dal nord Africa coltivati con prodotti fitosanitari tossici. La Sicilia alza la voce per denunciare lo stato di crisi del comparto agricolo e delle partite iva, per denunciare la mancanza di interesse della politica di fronte a questa immane crisi economica che ha portato all’ emigrazione di 800.000 giovani negli ultimi due anni”.
Clima molto più acceso a Bruxelles, dove gli agricoltori non si sono accontentati di rallentare il traffico. Nella capitale del Belgio (e sede delle principali istituzioni comunitarie) i contadini hanno sparso letame intorno agli edifici governativi e hanno alzato delle vere e proprie barricate. Va ancora peggio in Francia, dove i blocchi del traffico hanno già causato un incidente mortale e un gruppo di produttori di vino ha fatto esplodere una piccola bomba fuori da un ufficio pubblico nella città di Carcassonne.
Ursula von der Leyen è stata quindi costretta a convocare una serie di incontri che metteranno allo stesso tavolo i rappresentanti degli agricoltori con le ONG ispiratrici delle misure più contestate. La presidente della Commissione europea sa bene che non le conviene ignorare il malcontento, perché le elezioni sono vicine e i blocchi di destra al di fuori della maggioranza Ursula (quella che comprende i socialisti e i conservatori liberali del PPE) potrebbero avvantaggiarsi di molto. Non è un caso infatti che le proteste di Bruxelles siano state organizzate da un think tank conservatore appoggiato dal premier ungherese Orban, non esattamente un fan dell’attuale maggioranza parlamentare europea.
C’è da sperare che le proteste degli agricoltori vengano affrontate nel merito, senza diventare l’ennesima occasione di confronto elettorale da parte di una classe politica europea, da ogni lato dello schieramento, sempre più ossessionata dalle elezioni e indifferente agli oneri che dovrebbero pesare sulle spalle di chi governa.



