La tratta marittima che dal Golfo di Aden attraversa lo Stretto di Bab al-Mandab, per sfociare nel Mar Rosso, rappresenta oggi una barriera rischiosa da attraversare per le compagnie commerciali occidentali, a causa dei continui attacchi da parte dei ribelli Houti.
Gli “Ansar Allah”, i partigiani di Dio, come amano definirsi questi ultimi, non sembrano mostrare tuttavia le caratteristiche tipiche di un gruppo di “semplici ribelli”, visto l’assedio della capitale yemenita di Sanaa che da quasi un decennio mantengono stabilmente e dell’uso di armi di precisione fornitegli da Teheran.
Il trattamento riservato alle imbarcazioni in transito verso il Canale di Suez, tuttavia, appare molto diverso in base alla bandiera battuta e al Paese di provenienza delle portacontainer.
Da un lato, infatti, si registra come il traffico commerciale marittimo che attraversa la zona interessata sia diminuito del 90% a partire da gennaio.
Dall’altro, il Financial Times sottolinea come alcune navi quali la “Zhong Gu Lin” e la “Zhong Gu Shan Dong”, entrambe battenti bandiera cinese, operino nella zona interessata senza aver mai subito attacchi o tentativi di dirottamento.
Il dato non sembrerebbe dipendere da fattori casuali: i vertici stessi dell’Organizzazione yemenita avrebbero infatti rivelato la loro specifica intenzione di non attaccare navi legate alla Federazione Russa o alla Repubblica Popolare Cinese in quanto alleate di Teheran, almeno fintanto che i loro governi non manifesteranno la volontà di stringere legami con Israele.
L’affidabilità di queste dichiarazioni è tuttavia smentita dal fatto che a fine dicembre la “Maersk Gilbrata”, nave battente bandiera hongkonghese, è stata anch’essa attaccata da un drone che, pur avendo mancato il bersaglio, ha tentato di colpirla nel corso di un’operazione successivamente rivendicata dallo stesso gruppo yemenita.
Tuttavia, le ultime dichiarazioni servirebbero a sottolineare come l’attività posta in essere dagli Houti rappresenti un’operazione condotta in solidarietà con Gaza, e pertanto rivolta a contrastare solo gli interessi economici dei paesi alleati di Israele.
A seguito dell’“Operation Prosperity Guardians” condotta congiuntamente da Stati Uniti e Regno Unito, a cui verosimilmente si aggiungerà quella europea denominata “Aspis” (scudo, in greco), Washington avrebbe inoltre richiesto una pressione da parte di Pechino su Teheran affinché le navi mercantili possano tornare a navigare liberamente nel Mar Rosso, richiesta alla quale non è ancora stato dato seguito.
Proprio il 26 gennaio, riporta Repubblica, dopo aver preso di mira tre navi commerciali, gli Houti avrebbero colpito con un raid una di esse, scatenando un incendio a bordo, a circa 90 chilometri da Aden.
Con il 90% del commercio mondiale che viaggia via mare, contribuendo per il 12% al PIL globale, la crisi in atto nello stretto di Bab al-Mandab sembra ancora lontana dall’essere risolta e, per la portata delle Potenze e degli interessi coinvolti, la sua soluzione sembra rappresentare una priorità per molti paesi, non ultima l’Italia.



