Amy e Ano: luce sul traffico di bambini in Georgia

lunedì, 29 Gennaio 2024
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Amy e Ano sono due gemelle nate in Georgia nel 2002, ma non lo hanno mai saputo fino al 2021. Le due ragazze sono state vittime di un traffico illegale di neonati e sono state vendute a due famiglie diverse come bambine abbandonate.

La loro incredibile storia ha inizio quando Amy, a 12 anni, vede in tv una bambina che le assomiglia in modo impressionante. Si tratta di Ano, che partecipa a Georgia’s Got Talent. Amy cerca di scoprire di più, ma la sua famiglia adottiva non le dà risposte.

Sette anni dopo, Amy pubblica un video su TikTok, viene visto da Ano, che rimane sconvolta dalla somiglianza. Ano chiede aiuto a un gruppo di WhatsApp dell’università e riesce a contattare Amy su Facebook. Le due ragazze scoprono di essere gemelle e di essere nate nello stesso ospedale, ma con due settimane di differenza sui certificati di nascita. Entrambe soffrono anche della stessa malattia ossea genetica, la displasia.

Amy e Ano si incontrano a Tbilisi e si abbracciano commosse. Si rendono conto di essere identiche in tutto: il viso, la voce, i gesti. Decidono di tornare dalle loro famiglie e di rivelare la verità. Scoprono così di essere state comprate dall’ospedale, che le aveva fatte passare per orfane. Le famiglie adottive, apparentemente, non sapevano nulla.

Ma la storia non finisce qui. Manca la madre biologica. Amy e Ano decidono quindi di condividere la loro vicenda su un gruppo Facebook. Il gruppo si chiama Vedzeb, significa “sto cercando” in georgiano. La chat riporta numerosi post di madri locali, a cui il personale ospedaliero aveva detto che i loro bambini erano morti, per poi aver successivamente scoperto che le morti non erano mai state registrate. Storie purtroppo familiari ad Amy e Ano. Una giovane donna tedesca risponderà al post delle sorelle sul gruppo Fb, sostenendo di vivere con la madre, Aza, reduce dallo stesso tipo di esperienza, in Germania. Aza aveva partorito due gemelle in Georgia nel 2002, presunte morte, una terza figlia invece viveva ancora con lei a Lipsia. Dopo aver visto l’appello, la donna decide di sottoporsi al test del dna, per scoprire, in un epilogo drammatico, che quelle due ragazze sono davvero le sue figlie. Ora l’obiettivo è semplice: fare luce sul traffico di neonati che le ha divise.

Tornando al gruppo Fb che ha reso possibile l’incontro, la fondatrice si chiama Tamuna Museridze. Tamuna scoprì di essere stata adottata troppo tardi, in età adulta, trovando alcune incongruenze nei suoi documenti di nascita. La madre adottiva era ormai già defunta, e la condivisione sui social sembrava la migliore opzione. Così fu. Il gruppo ha aiutato centinaia di famiglie separate precocemente, facendo involontariamente luce su quello che risulterebbe essere uno scandalo vecchio di decenni, mai punito.

Cosa sappiamo dunque del mercato in questione? 

Secondo Tamuna Museridze, il traffico era gestito da una rete di criminali organizzati e funzionari corrotti. Si stimano fino a 100.000 bambini sottratti alle loro famiglie tra gli anni ’50 e il 2005, venduti istantaneamente a coppie straniere o locali, che cercavano di adottare. Molti genitori, si può affermare con buona sicurezza, non hanno mai saputo la verità sul destino dei loro figli, alcuni sono ancora alla ricerca di risposte.

Tamuna ha raccolto direttamente le testimonianze di alcune delle vittime di questo traffico, un esempio drammatico è quello di Irina Otarashvili. Nel 1978 partorì due gemelli sani nell’ospedale di Kvareli, ma tre giorni dopo le dissero che erano morti per problemi respiratori. Le consegnarono una valigia con i presunti resti dei bambini, ma le dissero di non aprirla mai. Solo 44 anni dopo, le sue figlie Nino e Nana, incuriosite dal gruppo di Tamuna su Facebook, decisero di scavare nella valigia e scoprirono che conteneva solo rami di vite.

Il governo georgiano ha avviato un’indagine ufficiale sul traffico di bambini solo nel 2022, ammettendo però le difficoltà nel ricostruire i fatti a causa della perdita o della mancanza dei documenti storici. Tamuna ha condiviso le sue informazioni con le autorità, incerta però sul “se e quando” verrà pubblicato il rapporto finale. Nel passato, ci sono stati altri tentativi di fare luce su questo fenomeno, tutti con scarsi risultati. Nel 2003, un’indagine sul traffico internazionale di bambini portò a diversi arresti, ma le informazioni furono tenute segrete. Nel 2015, il direttore del reparto maternità di Rustavi, accusato di essere coinvolto nel traffico, fu assolto e nuovamente assunto. Epilogo perfetto per chiudere un cerchio dai contorni già troppo vaghi.

Oggi Tamuna ha coinvolto nel progetto anche Lia Mukhashavria, un’avvocata specializzata in diritti umani, per portare in giudizio i responsabili del traffico di bambini in Georgia. Insieme rappresentano un gruppo di persone che vogliono ottenere quei documenti di nascita che la legge georgiana non permette di consultare. Pensano che questo possa aiutarli a liberarsi dai traumi del passato, come è successo per Amy e Ano, separate dal crimine e ricongiunte dal fato, e non solo.

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