Borse di lusso come flebo: l’ultima follia dal mondo degli influencer

mercoledì, 31 Gennaio 2024
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L’influencer Giulia Nati è stata definita colpevole di vari capi d’imputazione da parte del Tribunale dei social, a causa degli ultimi contenuti pubblicati sul suo profilo instagram. L’influencer ha deciso di condividere con i suoi followers un video che la ritraeva sdraiata su un lettino, con la maschera d’ossigeno, mentre riceveva una flebo da alcune borse di lusso.

Inutile dire che la star del web si è dovuta sottoporre ad una vera e propria gogna mediatica, che ancora oggi, dopo alcuni giorni dalla pubblicazione del video, non sembra essersi placata. Paradossalmente a ciò che si potrebbe pensare, le critiche non sono arrivate solamente dall’opinione mediatica, ormai nota per la propria prontezza critica, ma anche da alcuni colleghi della Nati.

Difatti Carolina Marconi, attrice e influencer venezuelana neutralizzata italiana, si è scagliata apertamente contro la Natali, affermando che : “Da ex paziente oncologico, questa immagine non mi fa ridere, anzi la trovo molto triste.Ti porterei a fare un giro in questi reparti per renderti conto davvero in che condizioni sono queste povere persone poi, vediamo come ti senti nel pubblicare una cosa così”. Di fronte alle critiche, Giulia Nati. si è dichiarata tutt’altro che pentita.

Nel corso di un’intervista rilasciata a Libero ha chiarito che il suo intento “era quello di fare un video nel quale unire ironia e lusso. Dov’è il peccato? Non pensavo minimamente di scatenare tutte queste polemiche. Io non volevo ironizzare né sulle malattie né sugli ospedali”. Alla fine conclude dicendo che “Posso anche comprendere che una persona appena vede quel video a primo impatto possa essere colpita, però mi chiedo: ma le flebo le fanno solo le persone che stanno in oncologia? Non si possono fare le flebo di vitamine? Io ad esempio ho fatto flebo di cortisone quando sono stata due mesi in ospedale  con mio figlio”.

Affermare con assolutismo da che parte risieda la ragione non è semplice, ciò che è certo è che il caso “ Giulia Natali” è solo l’ultimo di una lunga serie. Difatti non è la prima volta che un influencer è protagonista di follie commerciali simili. In America a Settembre Harris Wolobah, atleta modello, è morto dopo aver partecipato ad una challenge promossa sui social, la “One Chip Challenge”, la quale invitava il popolo social a mangiare la patatina più piccante al mondo.

Lo scopo degli influencer che hanno svolto il ruolo di promotori della sfida, era quello di promuovere le nuove patatine appena uscite sul mercato. Centrale fu anche il caso di Zhanna Samsonova, famosa food blogger, vittima della sua stessa campagna pubblicitaria, in quanto morì a causa della dieta vegana-crudista che lei stessa promuoveva sui social. Alla luce di ciò non bisogna condannare in via definitiva l’influencer marketing, in quanto la collaborazione tra brand e prodotto per pubblicizzare lo stesso è perfettamente lecita.

Potrebbe essere utile, in alternativa promuovere una normativa finalizzata a sanzionare gli influencer, che tramite i loro contenuti, promuovono azioni pericolose o il trattamento erroneo di temi delicati.

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