Manifestazioni pro-Palestina sono state vietate dal ministro dell’interno Piantedosi durante la Giornata della Memoria. È stata proprio questa la notizia che, venerdì 26 gennaio, ha messo in discussione la posizione italiana rispetto all’eccidio che si sta consumando a Gaza ad opera delle milizie Israeliane. Da che parte sta il governo Meloni?
Diritto a manifestare tranne che per la Palestina!
Il conflitto tra Israele e Palestina sta provocando sofferenze indelebili nella regione, come è noto la Striscia di Gaza è stata teatro di violenze e stragi che hanno colpito duramente la popolazione civile. In questo contesto, il popolo palestinese rivendica il diritto di manifestare pacificamente contro i continui attacchi perpetrati da Israele. In tutto il mondo comitati pro-Palestina si sono mobilitati per portare nelle piazze la voce di chi soffre e muore da innocente. In Italia gruppi di giovani attivisti hanno pensato di manifestare contro il governo di Netanyahu proprio durante la Giordana della Memoria, lo scorso 27 gennaio. Se, in un primo momento la richiesta è stata accolta, lo scorso venerdì è arrivato lo stop delle questure alle varie manifestazioni su proposta della comunità Israeliana.
Scelta casuale quella del Giorno della Memoria?
Il Giorno della Memoria, una giornata dedicata a commemorare le vittime dell’Olocausto, avrebbe assunto un significato particolare in questo contesto. Il popolo palestinese, vivendo le proprie sfide e sofferenze, avrebbe trovato nel Giorno della Memoria un’occasione per sottolineare il parallelo tra le tragedie del passato e le attuali violenze a Gaza. Manifestare durante questa giornata simbolica sarebbe stato un modo per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di fermare le stragi e di impegnarsi per una pace giusta e duratura in Medio Oriente.
Una cosa è certa, le organizzazioni internazionali e i paesi influenti dovrebbero lavorare insieme per garantire che il diritto alla manifestazione pacifica sia rispettato e che le voci del popolo palestinese siano ascoltate. La solidarietà globale può contribuire a creare un ambiente propizio per il cambiamento positivo e per porre fine alle sofferenze della popolazione civile a Gaza.
La domanda che ci poniamo è: lo stanno facendo? L’Italia soprattutto, lo sta facendo?



