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Guerra a Gaza, a che punto siamo? Ora tocca alla diplomazia

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Israele salva due ostaggi rapiti da Hamas in un’operazione notturna a Rafah, dove si prepara a un’invasione di terra. Biden e Netanyahu si scontrano al telefono, senza trovare una via d’uscita alla crisi.

Due ostaggi, Fernando Simon Marman (60 anni) e Norberto Louis Har (70 anni), sono stati liberati da Israele in un’operazione notturna a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza. Erano stati rapiti il 7 ottobre dal Kibbutz Nir Yitzhak, al confine con l’enclave palestinese. Si tratta della seconda operazione di questo tipo dopo quella che portò alla liberazione di Gilad Shalit nel 2011. Gli ostaggi sono stati portati in ospedale per controlli.

L’operazione, condotta da esercito, Shin Bet e polizia israeliana, è avvenuta mentre Israele continua a bombardare Rafah, dove si teme un’invasione di terra. Il premier Netanyahu dice che l’invio di truppe è indispensabile per neutralizzare Hamas, che avrebbe ancora quattro battaglioni nella zona. Rafah è una città strategica, perché ospita il valico con l’Egitto e i tunnel usati da Hamas per contrabbandare armi e beni.

Israele è sotto pressione internazionale per fermare la sua offensiva, che ha causato oltre 2000 morti palestinesi, di cui la maggior parte civili, secondo fonti palestinesi. Il presidente Biden chiede a Netanyahu di proteggere i civili e propone una pausa umanitaria prolungata, che consentirebbe il rilascio degli ostaggi ancora detenuti da Hamas. Netanyahu però rifiuta la proposta, sostenendo che Israele ha il diritto di difendersi dai razzi di Hamas, che hanno ucciso 12 israeliani, di cui due soldati.

La tensione è alta anche con l’Egitto, che minaccia di sospendere il trattato di pace con Israele ma solo se dovesse essere quest’ultimo a violarlo per primo. L’Egitto, che ha firmato gli accordi di Camp David nel 1979, è il principale mediatore tra Israele e Hamas, si svolgeranno al Cairo i colloqui per un cessate il fuoco. “Il conflitto si può risolvere solo con la creazione di due Stati, con garanzie di sicurezza sia per Israele che per i Palestinesi. La comunità internazionale deve adottare misure chiare contro coloro che sono responsabili dell’esodo forzato degli abitanti di Gaza”. Anche Hamas avverte che se Israele invaderà Rafah, farà saltare i negoziati.

Il terreno attorno a Netanyahu trema sempre più forte, la posizione del Presidente americano Biden sempre più divergente, nella giornata di Lunedì, la delegazione americana ha espressamente chiesto ad Israele di fermare l’operazione a Rafah senza un piano per i civili e di indagare sulla morte di Hind Rajab, la bimba simbolo di questa guerra. Potrebbe essere questo leggero cambio di rotta a stravolgere le sorti del conflitto?

La speranza di una soluzione pacifica è affidata all’arrivo al Cairo di William Burns, il direttore della Cia, braccio destro di Biden negli sforzi per raggiungere un accordo. Burns cercherà di esercitare pressione sui mediatori del Qatar e dell’Egitto, affinché convincano Hamas a firmare un accordo che Israele possa considerare accettabile. Al Cairo martedì arriverà anche una delegazione israeliana, composta dal capo del Mossad, dal direttore dello Shin Bet e dal responsabile della Difesa per il negoziato. Prevista la partecipazione anche del primo ministro del Qatar e del capo dello spionaggio egiziano.

Come si comporterà un Israele sempre più isolato?

 

 

 

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