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E ora sono in crisi i maschi! Dall’Inghilterra le prove

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In Gran Bretagna, la mascolinità è in crisi. Un’affermazione forte, sicuramente contro tendenza, ma c’è un fondo di verità? La diminuzione dell’aspettativa di vita e l’aumento dei tassi di suicidio tra gli uomini sotto i 50 anni hanno recentemente scatenato un acceso dibattito politico. Il partito laburista, attualmente all’opposizione, propone una strategia sanitaria nazionale per affrontare questa emergenza. Il focus della questione, però, resta fermo sulla fotografia iniziale. Il genere maschile sta davvero diventando una minoranza da tutelare? 

Secondo il Telegraph, i laburisti inglesi hanno elaborato un piano dettagliato per “salvare gli uomini” che verrà attuato in caso di vittoria alle prossime elezioni. Tra le iniziative più innovative, spicca l’introduzione di controlli sanitari in ambienti tradizionalmente maschili, quali centri sportivi e pub, per facilitare l’accesso alle cure. Inoltre, si punta a promuovere una maggiore apertura nei confronti del grande tema della salute mentale. Sdoganare la fragilità anche sul fronte maschile, andando contro a quella tradizione “machista” che ha portato l’uomo a sentirsi “super-uomo”, sarebbe infatti la strada migliore.

Il modello proposto dalla sinistra trae ispirazione dalle politiche di successo adottate in Irlanda e Australia, dove l’aspettativa di vita maschile ha recentemente registrato un nuovo incremento. Wes Streeting, ministro ombra per la Sanità del partito, si è recentemente esposto sul tema. Le dichiarazioni del ministro, per certi versi controverse, sottolineano la difficoltà di “essere un giovane uomo” nella società odierna, oltre a riconoscere che molte delle sfide che un tempo gravavano sulle spalle delle donne, oggi affliggono anche l’altro sesso.

Il filo logico in campo politico sembra dunque seguire un semplice assunto: sebbene siano stati compiuti progressi significativi per la salute femminile, ora è il momento di concentrarsi sugli uomini. Tra le misure proposte, l’aumento di psicologi e specialisti nelle scuole e il raddoppio degli screening per il cancro alla prostata e testicoli. Un’altra iniziativa potrebbe essere l’introduzione dei “Men’s Sheds”, club popolari in Australia e Irlanda, dove gli uomini si incontrano per svolgere attività di gruppo come giardinaggio, lavorazione dei metalli e falegnameria, promuovendo così il benessere psicologico attraverso il senso di comunità e il supporto reciproco.

Queste proposte rappresentano un cambiamento radicale nell’approccio alla salute maschile e potrebbero segnare l’inizio di una nuova era di benessere per gli uomini britannici. Ma la domanda da porsi di fronte ad un tema così apparentemente anticonformista è chiara: abbiamo davvero trascurato l’uomo nella lotta per l’emancipazione femminile? E se sarebbe bastato un po’ di rispetto reciproco senza eviramenti psicologici e violenze di nessun tipo? Il rischio è quello di aver involontariamente creato una nuova minoranza, un vizio che negli ultimi anni sta caratterizzando il modus operandi della società odierna. Quello che una volta era il “sesso forte”, rischia ora di diventare il nuovo “sesso debole”. Si ripartirà da un nuovo maschilismo?

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