///

AI Act contro Deepfake: fermerà i veri manipolatori?

2 minuti di lettura

È stata approvata dal Parlamento Europeo la legge sull’intelligenza artificiale (cd. AI Act) con l’obiettivo di promuovere l’innovazione tentando di tutelare la sicurezza ed il rispetto dei diritti fondamentali degli individui.

La legge è la prima al mondo ad introdurre linee guida e divieti con annesse sanzioni per eventuali violazioni. 

Il testo divide le applicazioni che sfruttano l’intelligenza artificiale in 4 diversi livelli di rischio:  

1) Inaccettabile, ad esempio gli strumenti di “riconoscimento delle emozioni” sul luogo di lavoro e nelle scuole, quelli di “polizia predittiva”, ossia algoritmi che analizzano la probabilità che un crimine sia stato commesso o meno da un individuo, quelli di “identificazione biometrica” , vale a dire la possibilità di riconoscere un soggetto in luoghi pubblici, quelli di “social scoring”, strumenti finalizzati a profilare i soggetti in base al loro comportamento, così come tutti quei sistemi che manipolano il comportamento umano o sfruttano le vulnerabilità delle persone. 

2) Alto rischio: tutti quei sistemi che possono rappresentare un rischio per le persone, per la loro salute, sicurezza, diritti fondamentali, per l’ambiente, la democrazia o lo Stato di diritto, ma il cui utilizzo, seppur limitato da alcuni specifici obblighi, non risulta vietato. Per questi sistemi vige l’obbligo di valutare e ridurre i rischi, mantenere registri d’uso, essere trasparenti e accurati e garantire la sorveglianza umana. È inoltre previsto che i cittadini godano del diritto di presentare reclami sui sistemi di IA e di ricevere spiegazioni sulle decisioni basate su sistemi di IA ad alto rischio che incidono sui loro diritti.  

In questa categoria ricadrebbero, tra gli altri, i sistemi di intelligenza artificiale generativa come il noto Chat GPT. 

Anche altre piattaforme finalizzate a generare immagini, audio o altro genere di file sulla base di input forniti dall’utente (cd. “deepfake”), dovranno rendere evidente che questi ultimi sono stati generati da intelligenza artificiale e non da un essere umano. 

3) Livello di rischio limitato: quei sistemi che non rappresentano un rischio considerevole per gli utenti e pertanto sono tenuti esclusivamente a rispettare il criterio di trasparenza, ad esempio chiarendo come siano impostate le fasi di “addestramento” dell’AI, vale a dire da dove sono stati estrapolati i dati che consentono all’algoritmo di funzionare, affinché siano pienamente in linea, ad esempio, con la tutela del diritto d’autore. 

4) Livello di rischio minimo: quei sistemi che non rappresentano alcun rischio per l’utente e che pertanto non sono oggetto di regolamentazione. 

Le questioni toccate dall’AI Act appaiono particolarmente complesse e delicate, sia sotto un profilo oggettivo, l’oggetto della legge coinvolge aspetti relativi alla tutela di quei diritti ritenuti fondamentali per l’individuo e che uno scorretto utilizzo dell’intelligenza artificiale contribuirebbe a minare gravemente, sia sotto un profilo soggettivo: chi garantirà un adeguato controllo delle garanzie promosse dalla legge in questione? 

Sembrerebbe quindi porsi l’annoso quesito proposto dal poeta romano Giovenale: “Quis custodiet ipsos custodes?”, vale a dire: “chi controllerà i controllori?” 

Spaventa forse ancor più il quesito circa il rischio verosimile che potrebbe presentarsi in futuro circa la possibilità effettiva di distinguere gli uni dagli altri. 

Al momento si ipotizza che sarà la stessa Commissione Europea a costituire un apposito Organo di sorveglianza che potrà imporre delle sanzioni in caso di mancata osservanza del Regolamento. 

La complessità di questa norma si traduce nelle oltre 250 pagine del suo testo e diverrà applicabile solo dopo due mesi dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. 

Sono in molti a ritenere che l’AI Act rappresenti il primo tentativo di arginare i possibili rischi annessi all’Intelligenza Artificiale senza ostacolarne eccessivamente il potenziale positivo d’innovazione; pochi invece quelli che ritengono, vista anche la velocità con cui questa tecnologia si evolve, che esso rappresenti la parola definitiva dell’Europa su questo tema così centrale. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Calcio: Newcastle. Possibile divorzio con Howe, ipotesi Mancini

Articolo successivo

McDonald’s, Lollobrigida: “Pere italiane nel menu valorizzano e aiutano produzione qualità”

0  0,00