Ramadan a scuola. Quell’idea sbagliata di inclusione

venerdì, 22 Marzo 2024
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È giunta nelle scorse ore la notizia che il dirigente scolastico dell’Istituto statale “Iqbal Masih” di Pioltello (MI), avrebbe optato insieme al Consiglio d’Istituto per la sospensione dell’attività didattica per il prossimo 10 aprile, in occasione della festa celebrata dai musulmani per la fine del Ramadan. 

La notizia, che ha suscitato reazioni contrastanti, sarebbe giunta all’attenzione del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. 

Il Ministero avrebbe pertanto diffuso una nota al riguardo, nella quale si dichiara: 

“[…] sono state evidenziate talune irregolarità della delibera assunta dal consiglio d’istituto. Il direttore generale dello stesso ufficio ha pertanto invitato il dirigente scolastico, nella sua qualità di garante della legittimità dell’azione amministrativa della scuola, a valutare la disapplicazione della delibera e la possibilità dell’annullamento in autotutela da parte dello stesso consiglio d’istituto, al fine di assicurare il rispetto delle disposizioni in materia”. 

 Sulla vicenda si sono aperte opinioni divergenti: da una parte chi sostiene che la decisione del Dirigente Scolastico sia stata assunta per favorire l’inclusione della comunità islamica, numericamente rilevante tra gli studenti dell’Istituto; dall’altra chi sostiene che scelte particolaristiche di questo tipo possono generare un precedente problematico sotto vari profili. 

Un primo quesito riguarda l’opportunità di modificare il piano didattico di una scuola statale in virtù delle esigenze di un ristretto numero di persone, indipendentemente dalle ragioni in questione (siano esse di carattere religioso, culturale, sociale ecc.) e sul dilemma che ne scaturisce circa la quota necessaria da raggiungere per eccepire alla norma generale. 

Il secondo interrogativo che emerge è il seguente: risulterebbe effettivamente equo aggiungere alle festività comandate, già previste dalla legge, ulteriori festività afferenti ad un gruppo escludendo gli altri? A prescindere dal principio applicato per la scelta, sarebbe inevitabile effettuare un discrimine. 

Sul tema si sono poi pronunciati anche esponenti politici, tra cui la senatrice del PD Malpezzi, residente proprio a Pioltello e che ha difeso le ragioni del Dirigente Scolastico, e l’Europarlamentare del Carroccio Susanna Ceccardi che ha sottolineato l’analogia con un caso simile da poco verificatosi a Firenze. In quell’occasione i genitori musulmani di due bimbi di dieci anni hanno fatto richiesta di dispensare i propri figli dalla mensa scolastica in ottemperanza al Ramadan, richiesta successivamente accolta dall’Istituto sempre in virtù del principio di integrazione. 

L’esponente della Lega ha criticato apertamente questi casi, affermando che essi possono terminare con l’effetto opposto a quello desiderato: “due bambini lasciati a tavola con un piatto vuoto davanti, che osservano i loro coetanei mangiare, non potranno che percepirsi ed essere percepiti come ‘diversi’. È questa l’integrazione che vogliamo?” 

A prescindere dalle legittime posizioni che possono essere assunte sulla vicenda, rimane auspicabile che questioni di carattere strettamente “liturgico” come in questo caso il festeggiamento per la fine del Ramadan, continuino ad afferire alla sfera privata dei singoli, senza la pretesa che esse richiedano l’interruzione delle attività di un Istituto Statale. 

 

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