Enel. A. Testa (Flaei-Cisl): “Elettrico strategico per l’Italia. L’azienda faccia un passo indietro”

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Vertenza Enel, unità del sindacato, prossimi scioperi, elettrico come comparto strategico per l’Italia, appello al governo: di questo abbiamo parlato con Amedeo Testa, segretario generale della Flaei-Cisl, impegnato in un forte confronto con l’azienda e con la campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu, proprio in Enel.

Segretario, qual è lo stato dell’arte della vertenza-Enel?
“Siamo in un momento di tensione totale. Siamo stati costretti a proclamare altri due scioperi, forse è un unicum nella storia dell’Enel. Siamo in una fase emergenziale, mai vista prima. Tutto può accadere”.

Il sindacato, in questo frangente, rispetto ad altre battaglie, ha trovato una certa unità, con l’hashtag “Enelsmobilita-ilsindacatomobilita”; lo stesso sciopero dell’8 marzo ha registrato un’alta partecipazione…
“Questo sciopero, va ribadito, non ha nulla di politico, è tutto concentrato sul merito, sui contenuti. La grande unità sindacale è dipesa da questo. Considerando tra l’altro, l’atteggiamento dell’Enel. Se un’azienda compie scelte gravi nei confronti dei lavoratori, i lavoratori reagiscono. E il sindacato scende in campo. Per quanto riguarda la vertenza, noi della Flaei-Cisl ci stiamo comportando in coerenza con la nostra linea, con la nostra identità. I nostri non sono mai stati, né saranno mai, scioperi ideologici, pregiudiziali. Per noi non ci sono governi amici o nemici. Ci sono solo i diritti dei lavoratori e del lavoro, ci sono le tutele da difendere e affermare. L’8 marzo è stato un successo, e a detta di tutti, è stato lo sciopero più partecipato di sempre. E di questo è stata consapevole anche l’azienda”.

Il settore elettrico è strategico non solo per i lavoratori, ma soprattutto per l’Italia: non teme che la radicalizzazione della vertenza possa compromettere un’interlocuzione che vi ha connotati finora con Enel, nel nome della partecipazione, la vostra mission?
“La partecipazione per la Flaei e per la Cisl è la soluzione ottimale sia sul versante politico nei rapporti col governo, sia nelle relazioni industriali, nei rapporti con le aziende che, se si aprono alla partecipazione e portano a bordo la cultura dei lavoratori, sono vincenti. Nel caso specifico l’Enel, in questa ultima fase ha dimostrato miopia, costringendoci al conflitto. Una battaglia a 360 gradi. Noi infatti, stiamo lottando non solo per le tutele dei lavoratori, ma per il futuro della stessa azienda che sta esternalizzando tutto. Una decisione sbagliata: tutto ciò che riguarda l’energia deve restare in capo alla nazione, è un’attività in concessione, un monopolio naturale. La nostra lotta è di ampio respiro strategico: Enel, nel settore elettrico, ha e deve avere un ruolo centrale nella transizione energetica. E qui registriamo il totale disimpegno dei suoi vertici. E purtroppo il governo non sembra comprendere la vera portata della partita. La Francia, che già aveva liberalizzato poco a suo tempo, ha rinazionalizzato tutto”.

Quindi, è pessimista sull’esito della vertenza …
“No. Sono ottimista, perché i lavoratori stanno rispondendo alla grande, come meglio non si può. Se l’azienda torna sui suoi passi, comprende le nostre ragioni e richieste e si apre alla partecipazione, in linea con lo statuto della persona che del resto ha approvato con noi, cambierebbe lo scenario e si potrebbe tornare a lavorare insieme. In questa battaglia ci devono guadagnare sia i lavoratori, sia il paese. E solo il sindacato confederale lo ha capito. Gli attuali vertici non sono i proprietari dell’azienda, come non lo erano tutti quelli che sono passati in precedenza: devono solo accompagnare questa azienda per essere sempre più al servizio del paese. Altre libertà non ne hanno. Peraltro non ci sono problemi di bilancio. Nulla giustifica ciò che sta accadendo”.

La vertenza con l’azienda sta incontrando un momento di forte conflittualità proprio ora nel corso della campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu. Cosa comporta o potrebbe comportare questa coincidenza?
“E’ un vero e proprio scandalo: mai un’azienda si è permessa di non concedere un periodo di moratoria quando ci sono le elezioni. Una presunta prova di forza che dimostra il livello a cui è scesa. Finora non era mai accaduto, è inaccettabile. E noi ci troviamo nella singolare e grottesca condizione di dover fare una battaglia unitaria contro l’azienda e contemporaneamente condurre una campagna elettorale che ci vede impegnati singolarmente. E siccome il consenso è la migliore garanzia negoziale anche per il dopo-vertenza, chiedo, come fa ogni organizzazione sindacale, il voto alla Flaei per tutto quello che abbiamo già fatto nel settore elettrico, per la nostra storia, la nostra autorevolezza, le nostre scelte, idee e le nostre battaglie. Fin da subito, ad esempio, abbiamo denunciato il Decreto-Bersani, evidenziando il sicuro flop della sua liberalizzazione sulla pelle degli italiani: ha aumentato i costi delle bollette, non ha favorito la concorrenza. La nostra forza, la nostra cultura del settore elettrico, viene da lontano e vuole andare lontano. Mi lasci infine, ringraziare i nostri candidati che si sono voluti mettere in gioco. Solo chi lavora può scrivere il futuro del lavoro”.

Un Enel così non si era mai vista. Lei ha idea del perché stia accadendo tutto questo?
“È la domanda centrale che ci fanno tutti quelli che osservano dall’esterno questa storia. Dico una cosa forte ma che sanno tutti: quasi nessuno in Azienda condivide quanto sta accadendo, nessuna figura apicale, nessun capo intermedio. I lavoratori sono in rivolta come non lo sono mai stati prima. I capi del personale sul territorio sono allo sbando, non sanno come far fronte alle mille domande che gli sottopongono, non c’è alcuna possibilità che Enel possa andare avanti così. La risposta alla sua domanda ce l’ho chiara. Se serve la diremo al momento giusto”.

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