Il PD cerca il suo Vannacci per le europee: non sarà Salis

sabato, 6 Aprile 2024
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Roberto Vannacci fa impazzire la destra, in pole position alle europee, acclamato in tutte le sue contraddizioni. A sinistra, invece, ancora una volta non si riesce a trovare la contromossa. Al PD serve disperatamente un Vannacci: una figura popolare, possibilmente controversa, una bandiera del progressismo anticonformista. Ipotesi Salis? Probabilmente irrealistica e recentemente bocciata dalla stessa Schlein. Ma se non lei, chi?

In un recente intervento al programma “Cinque minuti” di Rai1, Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha categoricamente escluso la possibilità che Ilaria Salis, attualmente detenuta a Budapest, possa essere candidata nelle liste del Pd per le imminenti elezioni europee. “Non esiste questa ipotesi. Non stiamo conducendo alcuna trattativa in tal senso.”

La smentita arriva dopo un incontro “sospetto” tra Schlein e il padre di Salis. Schlein ha infatti giustificato l’incontro in questi termini: “Ho incontrato il padre di Salis per esplorare vie che ci permettano di assistere sua figlia nella difficile situazione in cui si trova.” La candidatura, quindi sembra fuori discussione. Ma ha davvero senso?

Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico italiano e comparato all’Università La Sapienza di Roma, ha analizzato le implicazioni di una potenziale candidatura di Salis, evidenziando che un’ipotetica elezione a parlamentare europeo, offrirebbe a Salis l’immunità, secondo l’ordinamento italiano, e l’esenzione da procedimenti giudiziari in altri Stati membri. Tuttavia, ha ricordato Clementi, tale immunità non sarebbe illimitata.

Dal punto di vista del PD invece come si configurerebbe la situazione? Certo, Salis rrappresenta ormai un simbolo dell’antifascismo nella cultura popolare della sinistra, ma sarebbe abbastanza? Come già detto, al PD servirebbe un “anti-eroe” – o forse un eroe – da schierare contro la destra, uunita più che mai attorno alla figura di Vannacci. Tra gli esterni spiccano i nomi di Lucia Annunziata, Patrick Zaki, Marco Tarquinio; dall’interno invece si parla di Ricci, Nardella e Decaro, seppur in parte abbattuto dalle indagini in corso.

Il bivio è chiaro: simbolo o competenza? Si potrebbe argomentare che, rispetto alla prima strada, quello di optare per il valore tecnico del candidato possa essere la scelta più giusta; eticamente, politicamente, certo! Ma strategicamente il discorso cade. La verità è che se l’obiettivo del PD è quello di compensare la candidatura del Generale, allora urge trovare un personaggio, il negativo fotografico di Vannacci; un nome che, al di là della competenza, abbia il potere mediatico e l’influenza popolare di quest’ultimo. Serve un nome che risvegli l’animo progressista di quella fetta di popolazione che, delusa o disillusa, non sa più spiegare in poche righe cosa significhi essere di sinistra. 

 

 

 

 

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