Negli ultimi giorni la guerra in Medio Oriente è stata protagonista di una vera e propria escalation militare e diplomatica, che ha portato inevitabilmente una serie di conseguenze, prima tra tutte la risoluzione dell’ONU.
Difatti il Consiglio dei diritti umani dell’organizzazione, con ben 28 voti a favore ha approvato una risoluzione che chiede che Israele sia ritenuto responsabile di eventuali crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nella Striscia. Il testo chiede anche di vietare la vendita di armi a Tel Aviv.
È bene ricordare che da un punto di vista giuridico il voto non è vincolante, ma al contempo proviene dal principale organismo delle Nazioni Unite per i diritti umani e aumenterà la pressione diplomatica su Israele affinché cambi rotta.
L’ultimatum di Biden ne è decisamente la prova. In questo senso il presidente americano ha ammonito Israele a prendere provvedimenti per affrontare la crisi o a subire conseguenze: “Gli attacchi agli operatori umanitari e in generale la situazione umanitaria sono inaccettabili.
Israele deve annunciare e attuare una serie di misure specifiche, concrete e misurabili per affrontare i danni ai civili, le sofferenze umanitarie e la sicurezza degli operatori umanitari”, ha detto Biden nel colloquio con Netanyahu, secondo quanto si legge in una nota della Casa Bianca, nella quale si sottolinea che il presidente Usa “ha chiarito che la politica degli Stati Uniti nei confronti di Gaza sarà determinata dalla nostra valutazione sull’azione immediata di Israele rispetto a queste misure”.
Il presidente Usa ha anche sottolineato che “un cessate il fuoco immediato è essenziale per stabilizzare e migliorare la situazione umanitaria e proteggere i civili innocenti e ha esortato il premier a mettere i suoi negoziatori in grado di concludere senza indugio un accordo per riportare a casa gli ostaggi“.
Il messaggio della Casa Bianca è arrivato forte e chiaro, tanto che nella giornata di ieri, 5 Aprile Netanyahu, ha deciso di scendere a compromessi soddisfando le richieste di Biden.
Israele ha annunciato una serie di provvedimenti per permettere maggiori aiuti alla popolazione di Gaza. Nello specifico sono in programma due aperture: la prima del porto di Ashdod e la seconda per la consegna diretta di assistenza del valico di Erez, un accesso nel nord. Inoltre è stato repentino il licenziamento di due ufficiali ritenuti responsabili dell’uccisione dei sette operatori umanitari della WCK.
L’ultimo step dell’ escalation conflittuale potrebbe verificarsi proprio settima prossima, a seguito di un eventuale interventismo iraniano.
Difatti gli Stati Uniti sono in allerta e si stanno preparando per un significativo attacco dell’Iran nei prossimi giorni.
Secondo le fonti citate da Cbs News, gli Stati Uniti “hanno raccolto informazioni secondo cui l’Iran starebbe pianificando un attacco di rappresaglia che includerebbe uno ‘sciame’ di droni Shaheed e missili da crociera”. Le informazioni fanno riferimento a “tempi e obiettivi sconosciuti”, ma “una risposta proporzionale all’attacco di Damasco sarebbe quella di colpire una struttura diplomatica israeliana”.
Il rapporto suggerisce che l’attacco potrebbe avvenire in qualsiasi momento tra oggi e la fine del Ramadan, la prossima settimana. Incertezza sulle basi di lancio di droni e dei missili: le operazioni potrebbero partire anche dall’Iraq o dalla Siria, oppure dal territorio iraniano.
Anche la Cnn si è dichiarata in alcuni punti, affine a queste teorie.
Considerando ciò il peggior scenario che l’amministrazione Biden si sta preparando ad affrontare è un attacco diretto a Israele perché potrebbe tradursi in una rapida escalation.



