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L’UE costituzionalizza l’aborto. E ora che succede?

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Nei giorni scorsi il Parlamento Europeo, che si avvicina al suo rinnovo nelle prossime elezioni di giugno, ha promosso con 336 voti a favore, 163 contrari e 39 astensioni, una mozione per la modifica della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, affinché anche l’aborto venga inserito tra essi. 

Se da un lato questa mozione non potrà trovare riscontro fintanto che tutti e 27 i Paesi Membri non voteranno all’unanimità, è interessante notare come la votazione giunga nell’Europarlamento a distanza di poche settimane dall’approvazione dell’inserimento del diritto all’aborto nella Costituzione Francese, divenendo il primo Paese al mondo a farlo. 

Ecco, tuttavia, che l’Europa delinea la sua volontà di seguire il modello francese, elemento che Macron potrà certamente far valere per guadagnare consensi in vista delle prossime elezioni europee. 

Tra la maggioranza dell’Europarlamento a sostegno della mozione si sono schierate: Sinistre, Socialisti, Verdi e Liberali (per l’Italia i gruppi politici che hanno promosso la modifica si registrano il Partito Democratico, +Europa, Movimento 5 Stelle, Italia Viva di Renzi e Azione di Carlo Calenda. 

Contraria, invece, la maggioranza di governo che ha votato compattamente in opposizione nel caso di Fdi e con qualche defezione nel caso di Fi (Lucia Vuolo e Alessandra Mussolini) e Lega (Gianna Gancia). 

Forti invettive sono emerse, con l’invito a compiere “un giro di vite”, anche sul diritto all’obiezione di coscienza e alla “propaganda anti-abortista“, dichiarandosi il Parlamento europeo “preoccupato” per i finanziamenti diretti alle organizzazioni Pro-Vita e auspicando una sospensione di qualsiasi sussidio in tal senso. 

Questa semplificazione non sembra tuttavia tener conto che queste organizzazioni hanno il preciso intento di assistere, molto spesso, seppur non in via esclusiva anche con mezzi economici, numerose situazioni di maternità “difficile”, che richiedono protezione, soccorso ed aiuto per consentire alle donne di non prendere decisioni che possano apparire “inevitabili” a causa di problemi diversi da quello della salute a rischio della madre. 

Secondo il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni la mozione in questione rappresenterebbe un ulteriore «indicatore inquietante di quale progetto sociale abbiano in mente le sinistre per il futuro dell’Europa». 

Seppure ad oggi il tema della “sanità” faccia diretto riferimento all’autonomia decisionale dei singoli stati e non all’Unione Europea, ed attualmente non sia riscontrabile l’unanimità richiesta per la modifica della Carta, appare tuttavia complesso immaginare come una mozione in tal senso possa apparire coerente con i primi due articoli del suddetto documento:  

Art. 1: La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata.  

Art. 2, 1: Ogni individuo ha diritto alla vita. 

 

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