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Dopo l’attacco dell’Iran a Israele, ecco le opzioni in campo

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Dopo una notte sicuramente insonne per tutti gli addetti alla sicurezza internazionale, a causa del lancio di più di 300 missili cruise, balistici e droni da parte dell’Iran in Israele, la calma sembra essere tornata nel territorio israeliano, con il 99% degli attacchi lanciati che, secondo la stampa israeliana, è stato intercettato prima di causare possibili danni. 

L’attacco di Teheran è arrivato come risposta all’attacco missilistico progettato ed eseguito da Netanyahu contro il consolato iraniano in Siria, nel quale due dei più importanti generali iraniani sono morti. Grazie al supporto degli Stati Uniti, l’unico obiettivo colpito è stata la base militare Nevatim, nel sud del Paese, con i danni che sono comunque stati marginali. 

In questa situazione, gli interventi pubblici del Presidente Biden e del segretario della Difesa Lloyd Austin hanno contribuito a smorzare la tensione, con quest’ultimo che ha affermato come: “Condanniamo questi attacchi spericolati e senza precedenti da parte dell’Iran e dei suoi mandanti, e chiediamo all’Iran di interrompere immediatamente ulteriori attacchi, compresi quelli delle sue forze mandatarie, e di ridurre le tensioni. Non cerchiamo conflitti con l’Iran, ma non esiteremo ad agire per proteggere le nostre forze e sostenere la difesa di Israele.”

Anche gli alleati europei hanno condannato gli attacchi di Teheran, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha convocato il G7 per parlare di questo tema e degli ulteriori rischi di escalation nella regione. 

Se da un lato l’Iran ha annunciato di essere soddisfatto con l’attacco e che considera la crisi risolta, dall’altro il Presidente Netanyahu e il ministro della difesa sembrano essere pronti a rispondere duramente contro Teheran, nonostante il “no” categorico di Biden. Certamente, l’escalation tra le due super potenze del medio oriente aumenta sempre maggiormente il rischio di utilizzo di armamenti nucleari in un contrattacco. 

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