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Netanyahu pronto a scatenare il caos. Ma non gli conviene…

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Netanyahu è pronto a scatenare il caos in Medio Oriente? Non sono molto rassicuranti le notizie che in queste ore arrivano da Tel Aviv. Fonti del governo danno per «imminente» un attacco all’Iran in risposta all’offensiva di centinaia di droni e missili lanciati contro il territorio di Israele nella notte tra sabato e domenica scorsi. 

Ieri sera, durante una riunione dei membri del Likud (il partito del premier), Benjamin Netanyahu ha detto, a proposito di questa possibile iniziativa militare israeliana, che «l’Iran dovrà aspettare nervosamente senza sapere quando potrebbe arrivare». E stamattina il generale israeliano Herzi Halevi ha dichiarato che la risposta dello Staro ebraico  all’Iran è «inevitabile». Sul fronte opposto, le dichiarazioni non sono meno bellicose. «L’azione è conclusa ma, se colpiti, la nostra riposta sarà dieci volte più forte», fanno sapere da Teheran.

L’area mediorientale rischia di esplodere. Tutti, a partire dagli Stati Uniti, sono preoccupatissimi. Joe Biden sta cercando di dissuadere Netanyahu da compiere un passo così grave. «Se Israele controbatte lo farà senza di noi», ripetono da ieri alla Casa Bianca. Washington minaccia sostanzialmente Tel Aviv di abbandonarla al suo destino se dovesse prevalere nel governo israeliano l’istinto di guerra.

Basterà a fermare Netanyahu? Difficile dirlo in questo momento. Il premier avverte probabilmente la pressione delle componenti più radicali del suo governo (i cosiddetti “messianici”). E potrebbe essere indotto a compiere realmente un passo pericoloso. Quello che appare strano è che Netanyahu non ha alcun bisogno in questo momento di aggredire l’Iran. Non conviene a Israele l’escalation in Medio Oriente. Il bilancio della notte dei raid è infatti in suo favore. Innanzi tutto perché lo Stato ebraico ha dimostrato la solidità e l’efficienza del suo “ombrello” antimissili.

Ma il vero successo israeliano è di tipo geopolitico. Israele ha dimostrato di non essere affatto isolato in Medio Oriente, ma di poter anzi contare, in caso di bisogno, sull’aiuto militare dei Paesi arabi della regione. L’aviazione giordana è intervenuta nella notte dei raid per abbattere molti ordigni lanciati da Teheran, mentre dai radar degli Emirati sono partite preziose informazioni per la contraerea israeliana. Questa azione militare e di intelligence è stata coordinata dagli Stati Uniti (insieme con la Francia e la Gran Bretagna). A spingere gli Stati arabi della regione ad appoggiare Israele è l’avversione alla proiezione egemonica iraniana in Medio Oriente, una proiezione non solo geostrategica ma religiosa: i Paesi dell’area sono a maggioranza sunnita e, tutto potrebbero sopportare, fuorché un egemonismo ideologico sciita (il credo degli ayatollah iraniani) sul mondo islamico del Medio Oriente.

Il dato da sottolineare è  che questo fronte comune arabo-sunnita in funzione anti-iraniana non  è un fatto episodico ma strutturale. Secondo quanto scrive Gianluca Di Feo sulla “Repubblica”, opererebbe addirittura un’intesa segreta di carattere militare tra Stati arabi, Israele e Stati Uniti. In base a tale  accordo, vi sarebbe uno scambio di informazioni dei radar al fine di coordinare le operazioni  di caccia e l’azione delle batterie terra-aria. Diversi Paesi aderirebbero all’iniziativa: non solo Emirati e Giordania ma anche Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Marocco, Bahrein. L’appoggio arabo a Israele nella notte dei raid sarebbe il primo frutto visibile di questa intesa, il cui nome sarebbe MEAD ( Middle East Air Defence).

A questo punto, se Israele dovesse attaccare l’Iran in disaccordo con la posizione della Casa Bianca, questa intesa militare tra Paesi arabi, Usa  e Israele potrebbe anche non scattare. E Netanyahu dovrebbe vedersela da solo a fronteggiare la furia degli ayatollah. A ciò  sembra alludere Biden quando afferma che a Israele potrebbe mancare l’aiuto americano. La ragionevolezza sconsiglia a Tel Aviv i colpi di testa. Ma l’Apocalisse è sempre dietro l’angolo quando il governo di un Paese finisce in mano a gente che non sa distinguere tra previsioni ragionevoli e profezie messianiche. 

 

 

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