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Scurati e il 25 aprile, perché la Rai ha sbagliato

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Scurati “censurato” dalla Rai, prepariamoci all’ennesimo tormentone, che terrà sicuramente banco sui media fino al 25 aprile. E possibilmente anche oltre. La mancata recita in tv del monologo dell’autore della trilogia su Mussolini ha ridato fiato a un antifascismo un po’ stanco e a corto di idee in vista della ricorrenza resistenziale per eccellenza, oltre ad aver dirottato l’attenzione dell’opinione pubblica, dalle marachelle di Michele Emiliano e dei cacicchi del Pd in Puglia, al più comodo (per Elly Schlein e stampa di sinistra) “pericolo” fascista. 

Da ieri sui siti e oggi sui giornali non si parla d’altro. Non si parla che dell’intrepido e antifascistissimo Antonio Scurati, cui è stato impedito dai tetri dirigenti di “TeleMeloni” (così giornalisti e intellettuali di sinistra hanno ribattezzato l’attuale Rai) di leggere il testo della sua veemente invettiva contro le malefatte fasciste di ieri (e persino di oggi), monologo che era destinato alla trasmissione “Che sarà” condotta da Serena Bortone su Raitre.  Ed è stata proprio la conduttrice del programma a chiamare a raccolta gli spiriti democratici italiani lanciando il suo grido di dolore sabato mattina su Instagram. «Ho appreso ieri sera, con sgomento, e per puro caso, che il contratto di Scurati era stato annullato».

La Rai nega da parte sua di aver esercitato la minima censura sullo scrittore, motivando l’annullamento del contratto con ragioni economiche: secondo l’azienda, Scurati avrebbe chiesto un compenso troppo alto. Ma si tratta di una spiegazione poco convincente. Magari la Rai e lo scrittore avranno effettivamente rotto le trattative sull’entità del compenso, però è assai probabile che i dirigenti della tv di Stato non abbiano gradito un testo in cui si critica apertamente la presidente del Consiglio per il fatto che questa non ha introdotto, a detta di Scurati, la parola antifascismo nel suo vocabolario.

Ma ecco i passi più polemici del testo: «Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022 (lo scrittore ha sbagliato mese, trattandosi in realtà di settembre n.d.r..), aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neofascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023 )». Questo il cupo finale del monologo di Scurati: «Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana».

Roba da non crederci. Sono parole brutte, faziose, iperboliche. Però i dirigenti Rai hanno sbagliato a non permettere che tali espressioni venissero pronunciate in tv. Hanno sbagliato perché i telespettatori, anche quelli più lontani dalla politica, avrebbero potuto rendersi perfettamente conto della pochezza culturale e dell’intolleranza ideologica che ispira Scurati e tutti i rappresentanti di quell’antifascismo strumentale e anacronistico che viene oggi agitato come un’arma impropria della polemica politica.

Così viale Mazzini non ha ottenuto altro effetto che di trasformare Scurati stesso in quello che non è: uno scrittore censurato e un esempio di libertà di espressione conculcata. Nulla di tutto questo. Scurati non ha compiuto altro che un’operazione furbesca. E ciò al fine di accreditarsi come campione dell’antifascismo “eterno”, “eterno” come il fascismo che ha il compito di combattere (copyright di Umberto Eco).

Ha fatto bene Giorgia Meloni a chiarire che non c’è alcun problema di censura decidendo di pubblicare il testo di Scurati sul suo profilo Facebook. «In un’Italia piena di problemi – scrive la premier su Fb -, anche oggi la sinistra sta montando un caso. Stavolta è per una presunta censura a un monologo di Scurati per celebrare il 25 aprile. La sinistra grida al regime, la Rai risponde di essersi semplicemente rifiutata di pagare 1800 euro (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un minuto di monologo». Ma le critiche non si sono comunque placate.

Vale la pena leggere quanto ha scritto lo storico Emilio Gentile sul ricorrente tentativo di evocare lo spettro del fascismo: «Non credo che abbia alcun senso, né storico né politico, sostenere che oggi c’è un ritorno del fascismo in Italia, in Europa o nel resto del mondo». In realtà, secondo lo studioso, «a furia di vedere fascisti dappertutto» si distoglie l’attenzione dai veri pericoli che corre oggi la democrazia, i pericoli delle «caste, oligarchie, consorterie, generatrici di disuguaglianza e corruzione» che alterano il gioco politico e devastano la vita pubblica. «Il pericolo reale non sono i fascisti, veri o presunti, ma i democratici senza ideale democratico» (“Chi è fascista”, Laterza 2019).

Già, le consorterie che corrompono i cittadini. Oggi le vediamo gagliardamente all’opera nella Puglia dominata dal principe dei cacicchi Michele Emiliano. Ma ben difficilmente l’aedo antifascista Scurati dedicherà mai un monologo alla Schlein e alle consorterie piddine  sparse per l’Italia.

 

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