Basilicata, il candidato del centrodestra Vito Bardi vince con ampio margine su quello del campo largo Piero Marrese, a riprova della compattezza del centrodestra sul piano locale e su quello nazionale: l’alleanza tra FdI, FI e Lega si dimostra sempre solida e a prova di mal di pancia o nervosismi vari. «È una vittoria del centrodestra», ha detto Giorgia Meloni a sottolineare l’importanza della coesione di squadra.
Bardi vince con il 56,6% mentre Marrese si ferma al 42,2. Quindi un successo bello rotondo, che premia innanzi tutto l’amministrazione di centrodestra (Bardi era il governatore uscente). Il riconfermato presidente della Basilicata proviene dai ranghi della Guardia di Finanza, di cui è stato vicecomandante generale. Appartiene a Forza Italia e gode dell’amicizia di Antonio Tajani, tanto che il leader azzurro scese con decisione in campo per appoggiarlo, quando la Lega prospettò la possibilità di reclamare il candidato governatore della Basilicata nelle complesse settimane delle discussioni sul candidato di centrodestra per le Regionali in Sardegna, poi vinte dal centrosinistra.
Se Bardi partiva favorito, c’è anche da dire che gli esponenti del campo largo lucano sono riusciti non poco a complicarsi la vita da soli. La scelta di candidare Marrese è stata infatti la puntata finale di una vera e propria telenovela. Dopo che Roberto Speranza (il più importante politico di centrosinistra in Basilicata) aveva snobbato la candidatura nella sua regione, Pd e M5S sono riusciti a formalizzare la candidatura di tre persone nel giro di una sola settimana.
Prima il Pd aveva lanciato l’imprenditore Angelo Chiorazzo, attivo nel campo della Sanità, ricevendo però subito il fuoco di sbarramento da parte del M5S. Poi è spuntato Domenico Lacerenza, primario di oculistica all’ospedale San Carlo di Potenza. Medico assai stimato nel territorio, Lacerenza aveva però il difetto di essere totalmente privo di esperienza politica, la qual cosa ha creato immediatamente diffuse perplessità nel centrosinistra. E il primo a dimostrare perplessità dopo l’iniziale euforia è stato proprio il diretto interessato. Roba da non crederci, dilettantismo allo stato puro.
Alla fine, colti da disperazione, Pd e M5S hanno designato Marrese, sindaco di Montalbano Jonico (settemila abitanti) nonché presidente della Provincia di Matera (ma le Province non hanno più il peso politico di una volta). Non un Carneade, ma quasi. A quel punto, Azione e Italia viva sono stati colti da forti perplessità e hanno deciso di appoggiare il candidato di centrodestra. Il sostegno a Bardi è risultato una scelta vincente per le due formazioni neocentriste: sommando i loro voti, ottengono il 15% e surclassano il M5S, precipitato al 7,7%. Per Antonio Calenda e Matteo Renzi la Basilicata può risultare un interessante test sul piano nazionale: alleati con il centrodestra, vincono. È un’esperienza esportabile altrove? Naturalmente, da bravi neocentristi, decideranno probabilmente di allearsi laddove potranno risultare determinanti per la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento. Però sul piano nazionale dovranno decidere, prima o poi, da che parte stare. Piaccia o non piaccia, la logica del bipolarismo è ormai entrata stabilmente nella mentalità dell’elettorato italiano.
L’esito pressoché scontato del voto e le vicissitudini del campo largo hanno determinato una campagna elettorale sottotono. E ciò spiega anche la bassa affluenza alle urne. Ha votato il 49,8 %, una percentuale in calo rispetto a quella del 2019.
Gli incontri e le iniziative sono stati pochi. Prevalentemente, si sono svolti nell’ultima settimana. Se tutti i leader del centrodestra hanno partecipato all’evento di chiusura della campagna di Bardi, né Elly Schlein né Giuseppe Conte si sono invece degnati di venire in Basilicata. E il motivo non è difficile da capire. Né l’uno né l’altra hanno voluto mettere la loro firma su quella che è apparsa fin dall’inizio come una sconfitta annunciata.
Ma questo tentativo di ridimensionamento non attenua le difficoltà della sinistra italiana, che si dimostra sempre meno capace di costruire coalizioni vincenti, come pure di attrarre consensi che vadano al di là del naturale bacino di voti. Per il campo largo la notte è sempre più fonda e l’esito di queste elezioni lo ha dimostrato, al di là dello scarso peso demografico della Basilicata (533.000 abitanti). Non rimane a questo punto alla Schlein e a Conte che lanciarsi nella campagna per le Europee al fine di conquistare, ciascuno, il miglior risultato possibile. Ma è difficile che dopo aver constatato i rapporti di forza, da Pd e M5S potrà scaturire una vera coalizione nazionale. Le alleanze politiche non si improvvisano. E il dilettantismo che il campo largo ha esibito in Basilicata è un pessimo viatico per il futuro.



