Toti alla gogna, non sarà “congiura” ma qualche dubbio ci viene…

mercoledì, 8 Maggio 2024
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Toti alla gogna, ormai siamo abituati agli annunci di inchieste che arrivano nell’imminenza di importanti appuntamenti elettorali. Il principio della par condicio vale anche per le iniziative giudiziarie. Il derby della questione morale si trova al momento in pareggio: il centrosinistra (con il caso Liguria) segna un gol al centrodestra, che a sua volta lo aveva segnato al competitor con il caso Puglia.

Nella vicenda ligure sono però coinvolti, insieme con il governatore Toti (agli arresti domiciliari), anche importanti personaggi come l’ad del colosso energetico Iren nonché ex presidente dell’Autorità portuale genovese Paolo Emilio Signorini (trasferito al carcere di Marassi) e come l’importante imprenditore ligure Aldo Spinelli.

Nell’ “affaire” c’è anche il glamour di Montecarlo e della Costa Azzurra : mazzette (di cui avrebbe beneficiato Signorini) sotto forma di notti in hotel lussuosi con tanto di suites, tavoli esclusivi in ristoranti gourmet, fiches gratis al Casinò e…massaggi. A paragone, il voto di scambio pugliese sembra proprio roba da poveracci. Pensate che pezzenti, 50 euro per una preferenza. Al massimo ci sarà  stata l’aggiunta di qualche caciocavallo.

Però il meccanismo di favori e/o soldi in cambio di voti pare lo stesso, a Sud come a Nord, a destra come a sinistra. A ogni appuntamento elettorale, gli apparati politici locali sono sempre alla disperata ricerca di aiuti finanziari. «In occasione e in concomitanza di ciascuna delle 4 competizioni elettorali che si sono susseguite nell’arco temporale dell’indagine (circa otto mesi) – scrive la gip Paola Faggioni – cioè le amministrative di Savona (ottobre 2021), le amministrative di Genova (giugno 2022), le politiche nazionali (25 settembre 2022), le amministrative di Ventimiglia e Sarzana (maggio 2023), Toti, pressato dalla necessità di reperire fondi per affrontare la campagna elettorale, ha messo a disposizione la propria funzione, i propri poteri e il proprio ruolo in favore di interessi privati in cambio di finanziamenti, reiterando il meccanismo con diversi imprenditori».

Chiedere finanziamenti a imprenditori in occasione di competizioni elettorali non è di per sé un illecito. Lo diventa se il beneficio è ottenuto in cambio di favori. Ci sarebbero alcune intercettazioni che proverebbero la corruzione. Tra i colloqui “riservati” ritenuti dagli inquirenti significativi, ce n’è uno del 15 febbraio 2023 in cui Giovanni Toti chiederebbe denaro in vista delle elezioni ad Aldo Spinelli in cambio della risoluzione di una pratica per il figlio. «Guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio sul piano casa a Celle… ora facciamo la pratica, si può costruire… l’abbiamo risolto stamattina. Quando mi inviti in barca? Che… così parliamo un po’, ora che ci sono le elezioni… C’abbiam bisogno di una mano».

«In alcuni casi – scrive la gip – era lo stesso Toti esplicitamente a chiedere il finanziamento, promettendo al privato comportamento o provvedimenti a lui favorevoli o addirittura ricordandogli “di aver fatto la sua parte” e quindi aspettarsi conseguentemente “una mano” in vista delle elezioni».

Il governatore della Liguria si sarebbe speso in favore dei suoi facoltosi amici a fronte di un finanziamento di 74mila euro, che però è stato regolarmente e pubblicamente registrato. E proprio qui nascono i primi dubbi.  Viene il sospetto che gli inquirenti abbiano un po’ forzato la mano ai fini del polverone mediatico. Queste conversazioni “rubate” sembrano piuttosto deboli come  prova di una corruzione. C’è forse qualcosa che i pm non hanno ancora reso pubblico?

Ma quello che sconcerta di più è che, a fronte di tali modesti elementi,  sia stato disposto l’arresto di Toti, con la grancassa mediatica che ne è scaturita. Lasciano decisamente perplessi le motivazioni addotte dal gip per giustificare questo  pesante provvedimento.   «Il pericolo attuale e concreto» è che «l’indagato commetta altri gravi reati della stessa specie di quelli per cui si procede e, in particolare, che possa reiterare, in occasione delle prossime elezioni, analoghe condotte corruttive, mettendo la propria funzione al servizio di interessi privati in cambio di utilità per sé o per altri».

E quali sarebbero queste «prossime» elezioni? Non possono che essere quelle europee. Il giudice ammette quindi di intervenire in una campagna elettorale, svolgendo di fatto una funzione “politica”. Vi sembra normale?

A sollevare i dubbi più seri è il ministro Carlo Nordio. «La mia perplessità – sottolinea il ministro della Giustizia – non è sul momento in cui scatta un provvedimento cautelare rispetto all’imminenza delle elezioni, anche perché in Italia si vota molto spesso; se ho delle perplessità tecniche, queste riguardano l’adozione di una misura rispetto ai tempi in cui è stato commesso il reato e al tempo in cui sono iniziate le indagini». L’inchiesta risale a diverso tempo fa. Perché solo ora la si rende pubblica e si procede ad arresti eccellenti?

Un’altra perplessità riguarda l’aggravante di associazione mafiosa contestata al capo di gabinetto delle Regione Matteo Cozzani insieme con i  gemelli Italo Maurizio Testa e Arturo Angelo Testa, quali rappresentanti della comunità genovese originaria di Riesi (Caltanissetta). «Costoro – spiega la procura – sono accusati di aver promesso posti di lavoro ed il cambio di un alloggio di edilizia popolare per convogliare i voti degli elettori appartenenti alla comunità riesina di Genova (almeno 400 preferenze) e comunque siciliani verso la lista “Cambiamo con Toti Presidente”». Per i magistrati genovesi basta quindi essere originari della Sicilia per essere sospetti di voto di scambio mafioso ? È roba da non crederci.

Da quello che possiamo capire, è probabile che le accuse a Toti verranno smontate in sede processuale. Intanto però il governatore ligure è finito nel tritacarne politico mediatico. E chissà per quanto tempo ci resterà.

Così funziona l’Italia delle procure onnipotenti. A chi toccherà la prossima volta? A qualcuno sicuramente toccherà, indipendentemente dal fatto che potrà essere di destra o di sinistra. Alla fine quello che conta è solo la manifestazione di potere di quella parte della magistratura che ha deciso di fare politica.

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