Roccella contestata agli Stati Generali della Natalità dai soliti intolleranti. Non è riuscita a svolgere il suo intervento e ha abbandonato la sala. È un nuovo oltraggio alla democrazia italiana, un vero e proprio atto di squadrismo ammantato di neofemminismo.
Doveroso e opportuno l’intervento del presidente Sergio Mattarella, che ha telefonato alla ministra per esprimerle la sua solidarietà e che ha condannato duramente l’accaduto. «Voler mettere a tacere chi la pensa diversamente – ha detto il capo dello Stato- contrasta con le basi della civiltà e con la nostra Costituzione».
Sdegnate le parole della premier Giorgia Meloni: «Spettacolo ignobile. Responsabile – sottolinea – è un gruppo di contestatori che si riempiono la bocca delle parole libertà, rispetto e autodeterminazione delle donne, ma poi amano la censura e impediscono ad una donna di parlare perché non ne condividono le idee». Meloni lancia anche un appello ai partiti affinché condannino questo episodio di intolleranza e non facciano mancare la loro vicinanza alla ministra Eugenia Roccella. «Mi auguro che tutte le forze politiche abbiano il coraggio di esprimere solidarietà e di condannare senza se e senza ma. È ora di dire basta».
Al momento in cui scriviamo, nessun messaggio di solidarietà alla Roccella è giunto né da Elly Schlein né da Giuseppe Conte né, in generale, dall’opposizione di sinistra. Può darsi che si “sveglino” più tardi, ma rimane il fatto che siamo di fronte all’ennesima manifestazione di ipocrisia da parte degli “antifascisti” in servizio permanente effettivo: gridano alla “svolta autoritaria” perché uno scrittore come Antonio Scurati non è riuscito a dileggiare impunemente la Meloni e il governo in diretta tv, ma tacciono tranquillamente davanti a un episodio di squadrismo pratico come la contestazione contro un ministro della Repubblica per impedirgli di parlare. Se ci fosse stato un governo di sinistra e se a essere contestato, magari da estremisti di destra, fosse stato un ministro del Pd o del M5S, lorsignori avrebbero già invocato la legge marziale…
Ma vediamo di ricostruire brevemente che cosa è successo e di spiegare perché la dinamica della contestazione alla Roccella si configura come un grave atto di teppismo politico.
L’episodio è accaduto all’Auditorium della Conciliazione di Roma. Appena Roccella è salita sul palco, un gruppo di giovani esagitati s’è alzato in piedi con una serie di cartelli a comporre la scritta: «Sul mio corpo decido io». Dal palco la ministra ha detto: «Avete ragione, oggi non decidete voi». Gli intolleranti hanno replicato gridando: «Vergogna». A quel punto l’organizzatore dell’evento, Gigi De Palo, ha invitato una rappresentante del gruppo a parlare sul palco. Mentre la ragazza leggeva un comunicato, in sala alcuni dei partecipanti all’evento urlavano: «Vai via, esci, vattene».
Quando la ragazza ha terminato di leggere il volantino ed è scesa sul palco, la ministra ha provato di nuovo a pronunciare il suo intervento ma a quel punto sono ripresi i «vergogna, vergogna» dei contestatori. La ministra allora è andata via.
È evidente che non si tratta di semplice espressione di dissenso, ma di una deliberata azione di boicottaggio. Non è la prima volta che succede e non è la prima volta che a subirne le conseguenze è la Roccella. È un fatto preoccupante perché prefigura il tentativo di far ripiombare il nostro Paese in un clima di violenza e di intolleranza in stile anni Settanta. Il fatto è che i nuovi squadristi di sinistra ricevono l’avallo della stampa d’opposizione e la silenziosa copertura di una parte delle forze di sinistra, oltre che di certa intellighenzia.
E proprio agli intellettuali in prima linea contro il governo si rivolge la ministra Roccella con questo ironico appello. «Sono certa che la segretaria del Pd Elly Schlein, tutta la sinistra, gli intellettuali – Antonio Scurati, Roberto Saviano, Nicola Lagioia, Chiara Valerio, ecc. -, la “grande stampa”e la “stampa militante” che abbiamo visto mobilitate in altre sedi, avranno parole inequivocabili di solidarietà nei miei confronti». La ministra si dice beffardamente certa che i «podisti della libertà e della democrazia non si faranno sfuggire questa occasione per dimostrare che l’evocazione del fascismo che non c’è, alla quale abbiamo assistito in queste settimane, non era solo una sceneggiata politica pronta a svanire di fronte alle censure vere».
Un assordante silenzio è arrivato da sinistra. Un silenzio fatto di imbarazzo, doppiezza, farisaismo.



