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Elezioni Catalogna: Sánchez trionfa, tutto trema

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Pedro Sánchez trionfa, ma il dilemma catalano persiste. Il Partito Socialista Catalano (Psc), guidato da Salvador Illa, ex ministro della Sanità, ha fatto un balzo in avanti, passando da 33 a 42 seggi.

Sánchez ha definito “storico” il risultato ottenuto, sottolineando che “oggi inizia un nuovo capitolo in Catalogna per migliorare la vita dei cittadini, ampliare i diritti e rafforzare la convivenza”. Tuttavia, nonostante l’aggiunta dei deputati di Comuns Sumar (6), la sinistra non riesce a raggiungere la maggioranza assoluta di 68 seggi. Questo lascia aperta la possibilità di possibili accordi con uno dei due principali partiti indipendentisti, Junts per Catalunya (centro-destra) e Esquerra Republicana (sinistra).

Carles Puigdemont, leader di Junts, non si arrende e continua a parlare di “un governo solido di pura obbedienza catalana”. Al contrario, il governatore uscente e leader di Erc, Pere Aragones, si ritira ufficialmente dalla corsa, promettendo di onorare il ruolo “che i cittadini hanno deciso: l’opposizione”. I tre storici partiti catalani escludono invece qualsiasi accordo con Aliança Catalana, la formazione indipendentista di estrema destra, presente in parlamento con 2 deputati. Il Partito Popolare risale, aggiudicandosi 15 seggi (rispetto ai 3 del 2021), grazie ai voti raccolti dello scomparso Ciudadanos e fermando l’estrema destra di Vox a 11.

Altra novità riguarda proprio Puigdemont, in esilio da quando Junts ed Erc si fecero diretti protagonisti protagonisti della “secessione” culminata nel referendum unilaterale del 1° ottobre 2017, a sua volta seguito dalla dichiarazione di indipendenza e dalla repressione governativa guidata da Mariano Rajoy del Partito Popolare. Il leader secessionista ha infatti annunciato un possibile ritorno in Catalogna, grazie all’amnistia che dovrebbe essere definitivamente approvata a giugno. Si parla di una possibile (ma non probabile) alleanza rinnovata fra Psc ed Erc.

Strategia vincente quindi per la linea Sànchez: ha aperto al negoziato con gli indipendentisti, concedendo l’indulto e la modifica del codice penale, con annessa abolizione del reato di sedizione politica e varo della legge d’amnistia, duramente contestata da Pp e Vox. Junts, intanto, avrebbe accusato Erc di tradimento per l’avvio delle trattative con Madrid.

Il jolly in questo momento resta Puigdemont che, se scontento della parte di attore secondario, potrebbe decidere di togliere l’appoggio all’esecutivo di Sánchez, già traballante di fronte alle accuse di corruzione mosse contro la moglie. Ancora una volta in Spagna la stabilità non sarà di casa.

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