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Torna il servizio di leva? Perché è scontro tra ministri

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Torna il servizio di leva obbligatorio? La proposta della Lega di introdurre una leva universale di 6 mesi, sia per i ragazzi sia per le ragazze che abbiano compiuto i 18 anni, ha creato un po’ di maretta nel governo. A dire subito di no è quello che dovrebbe essere il diretto interessato, cioè il ministro della difesa Guido Crosetto.

Perché si è manifestata questa divergenza in seno all’esecutivo? In realtà Crosetto e Salvini parlano di cose diverse. Se per il leader della Lega si tratta di un «grande progetto di educazione civica», per il titolare della Difesa la proposta leghista è irricevibile perché a suo giudizio le «forze armate servono per fare professionisti, che difendono le istituzioni e la pace, il servizio civile universale non è una cosa che riguarda le forze armate». Queste – insiste Crosetto – «non possono essere pensate come un luogo per educare i giovani, cosa che deve essere fatta dalla famiglia e dalla scuola». Salvini aveva a sua volta parlato di «un progetto su base regionale, con persone che si possono dedicare al salvataggio, alla protezione civile, al pronto soccorso, alla protezione dei boschi».

È probabile che alla base della divergenza ci sia un equivoco di fondo, nel senso che il concetto di servizio di leva è inteso in modo sostanzialmente diverso dal ministro della Difesa, da una parte, e da quello delle Infrastrutture, dall’altra. Alle esigenze strettamente militari pensa Crosetto, a quelle pedagogico-civili pensa invece Salvini.

Detta così, si potrebbe trovare una salomonica soluzione immaginando un servizio civile obbligatorio e universale che non dipenda dalla Difesa ma da altri ministeri. Non possiamo però cavarcela in questo modo, perché dietro questa discussione si confrontano due diverse concezioni in tema di cittadinanza e di spirito di servizio verso la comunità nazionale.

Da una parte c’è la concezione, diciamo “efficientista-individualista”, rappresentata da Crosetto: secondo questa visione il militare non è un cittadino-soldato ma uno specialista e un professionista della guerra, che deve essere bene addestrato, bene armato nonché pronto a intervenire in  qualsiasi teatro bellico del mondo.

Dall’altra parte c’è la concezione “civico-comunitaria” del servizio militare, quella diciamo “tradizionale”, che considera la difesa della Patria un dovere per tutti i cittadini, a partire da quelli che vestono la divisa. Secondo questa concezione, uno degli obiettivi del servizio di leva è proprio quello di educare i giovani al sentimento di appartenenza nazionale e allo spirito di servizio verso la propria comunità. Tant’è che, nella storia delle forze armate italiane dal dopoguerra in poi, ci sono molti casi di impiego di reparti militari per soccorrere le popolazioni colpite da disastri e calamità naturali. Pensiamo soltanto a quanti ragazzi in divisa abbiamo visto scavare tra le macerie in grandi e terribili terremoti del recente passato come quello in Irpinia o in Friuli.

Proprio questa idea è presente in qualche modo, non solo nelle parole di Salvini, ma anche in quelle di vari esponenti della maggioranza che sono subito intervenuti nella discussione. Interessante in questo senso è quanto ha affermato l’assessore veneto Elena Donazzan, che la pensa in modo diverso da Crosetto, pur appartenendo allo stesso partito, FdI. Secondo la Donazzan il servizio di leva «va reintrodotto per educare ai doveri e non solo ai diritti. In uno scenario in cui ci sono situazioni di fragilità e di rischio per la nazione, è fondamentale educare i nostri giovani al servizio per la Patria».

Va anche osservato che questo dibattito si sta svolgendo in un momento di crescente apprensione per un possibile coinvolgimento dei Paesi dell’Europa occidentale  nei conflitti e nelle tensioni internazionali di questi anni.  In Germania si stanno studiando varie soluzioni per reintrodurre il servizio di leva, abolito da Angela Merkel nel 2011. Mentre in Francia si pensa invece di elevare il numero dei riservisti da richiamare ogni anno per aggiornare il loro addestramento.

In Italia, la proposta di Salvini ha scopi esclusivamente di servizio civile. Però è naturalmente in sintonia con il mutato clima storico, che richiede ai cittadini di riscoprire l’idea di “destino nazionale”. Forse Crosetto, prima di chiudere così bruscamente la porta, avrebbe dovuto riflettere un po’ meglio sul significato delle parole pronunciate dal suo collega di governo.

 

 

 

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