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Attentato a Fico, perché è un segnale inquietante per l’Europa

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Attentato a Fico, le condizioni del premier slovacco sono stabili anche se non si può dire che sia fuori pericolo. La situazione continua a essere delicata e «seria», come dicono i medici, anche se dal governo di Bratislava arriva ottimismo. «Ce la farà», ha detto il vicepremier. Lo sapremo meglio con il passare delle ore.

Intanto è accertato che questo attentato non è il gesto di uno squilibrato, ma un atto politico, come ha dichiarato espressamente l’attentatore, Juraj Cintula, subito dopo l’arresto: «L’ho fatto perché sono in disaccordo con le politiche del governo». Si tratta ora di capire se l’aggressore ha agito individualmente oppure all’interno di una organizzazione che ha pianificato un possibile omicidio del premier.

La personalità e l’età di Cintula (71 anni) farebbero pensare alla prima ipotesi. Ma non si può mai dire, perché spesso i gruppi terroristici si servono di personaggi che sembrano uscire dalla vita normale senza alcun curriculum criminale alle spalle. Ex guardia giurata e poeta per diletto, Cintula contestava i provvedimenti del governo «volti a limitare la libertà di stampa» e, secondo la televisione slovacca pianificava l’attentato a Fico già da un mese. Juraj Cintula aveva fondato nel 2016 un comitato antiviolenza, che nel suo canale YouTube descriveva, a beneficio di 12 abbonati, come «un partito emergente che vuole fermare la diffusione della violenza nella società. Prevenire la guerra in Europa. Fermare il dilagare dell’odio».

Andare in giro armati e sparare al capo del governo è un modo certo singolare di manifestare la propria fede nella non violenza. Ma questo in fondo non stupisce più di tanto se guardiamo alla storia della criminalità politica in Europa. Spesso i terroristi dichiarano di essere una sorta di benefattori dell’umanità. E il passaggio dalla non violenza alla violenza è spesso risultato meno difficile di quello che normalmente si crede.

In ogni caso, l’attentato a Robert Fico rappresenta un segnale inquietante.  Di cosa? Innanzi tutto, di un peggioramento del clima politico in Europa, cosa che ci può rendere ancora più preoccupati se pensiamo che i Paesi dell’Ue si trovano in campagna elettorale per le Europee.

Considerato l’omologo slovacco di Viktor Orban (di cui è amico), Fico è accusato dall’opposizione di voler mettere il bavaglio alla libera informazione. E sappiamo quanto può essere pericoloso presentare un leader come una sorta di potenziale dittatore. Può sempre spingere qualche esaltato a gesti sconsiderati. In Italia ne sappiamo qualcosa, visto che negli anni passati Silvio Berlusconi rimase vittima di almeno due aggressioni proprio nel periodo che subiva attacchi furibondi da parte dei suoi avversari più irriducibili. Sia detto per inciso, anche oggi stiamo andando in tale direzione con le ricorrenti accuse al governo di instaurare un “regime” e di limitare la libertà di opinione. Il caso Scurati pur dovrebbe insegnarci qualcosa, anche in considerazione della violenza di piazza che torna ad esplodere nelle università. Si veda in tal senso anche la vicenda  della furiosa contestazione che ha subìto la settimana scorsa il ministro Eugenia Roccella. Insomma, dalla violenza verbale si può passare facilmente a quella fisica. E proprio il caso dell’attentato a Fico ce lo ricorda.

Anche in altre Paesi dell’Ue si assiste negli ultimi tempi a un preoccupante aumento della violenza politica. «Il dramma slovacco – ha scritto Paolo Valentino sul “Corriere della Sera” – non è il primo a funestare il voto europeo. Nei giorni scorsi, infatti, una serie di brutali atti di violenza sono stati perpetrati anche in Germania: contro Matthias Ecke, capolista socialdemocratico in Sassonia, finito in ospedale con una prognosi di parecchi giorni. Contro il borgomastro verde di Essen, circondato dopo un comizio da un gruppo che poi lo ha picchiato».

Un ulteriore motivo di preoccupazione deriva dal fatto che la Slovacchia è uno di quei Paesi dell’Europa orientale che fanno da prima cintura esterna dell’Ue al teatro bellico  in Ucraina. Fico è tornato al governo nel settembre scorso e ha inaugurato una politica filoputiniana attaccando più volte l’Ue per il sostegno a Kiev e per le sanzioni a Mosca. Da sempre si oppone all’adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica. Insieme con l’Ungheria di Orban, la Slovacchia di Fico sta costituendo un nucleo di governi europei che vanno in controtendenza rispetto alla politica ufficiale dell’Ue sulla guerra in Ucraina.

In questo clima di forti tensioni internazionali, anche un gesto sconsiderato e isolato come l’attentato al premier slovacco potrebbe avere un  impatto pesante sugli equilibri in Europa. Successe nel 1914 con l’attentato di Sarajevo all’Arciduca Ferdinando e le conseguenze furono catastrofiche. Scongiuri a parte, non è un precedente che ci tranquillizza.

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