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Italia divisa: in piazza per la mancata firma contro l’omofobia

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Per la Giornata internazionale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia, l’Italia ha scelto di provocare. Le piazze rispondono.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha messo in guardia il governo, affermando che “il Paese non è immune da episodi di omotransfobia”. Ha proseguito esortando le istituzioni a lavorare per una società inclusiva e rispettosa delle identità.

La risposta del governo non si è fatta attendere. Giorgia Meloni ha dichiarato che il suo esecutivo è e sarà sempre in prima linea nel contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza. Tutto passa nel pomeriggio: l’Italia, insieme ad altri otto Paesi dell’Unione Europea, ha deciso di non firmare la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a tutela delle comunità LGBTQIA+.

Le piazze italiane si riempiono in fretta. Protestano le associazioni vicine al mondo LGBT, le sezioni giovanili dei principali partiti di opposizioni, ma anche soggetti non direttamente interessati dalla faccenda. Le richieste non cambiano: si chiede un’Italia in linea con l’Europa, un’Italia progressista e tollerante, un’Italia che guardi avanti. Oltre a questo, la comunità LGBTQIA+ chiede a gran voce di cessare la crociata politica in atto nei suoi confronti.

Per capire meglio le rivendicazioni dei protestanti però, basta vedere cosa prevedeva la dichiarazione in questione.

La dichiarazione dell’UE afferma che uguaglianza e non discriminazione sono diritti essenziali. Si enfatizza la protezione dei diritti umani per tutti, senza distinzioni di sesso, razza, religione, disabilità o orientamento sessuale. Inoltre, si riconosce la protezione dell’identità di genere e dell’espressione di genere nelle leggi nazioali. La dichiarazione, inoltre, richiede il riconoscimento di uno status giuridico per le coppie dello stesso sesso. Infine, invita la Commissione a lavorare per la libertà di movimento delle persone LGBTIQ e delle loro famiglie nell’UE, che potrebbe sottointendere un riconoscimento automatico dello status di genitori per le coppie omosessuali in tutti gli Stati membri.

Il Ministero della Famiglia, guidato da Eugenia Roccella, ha giustificato la scelta sostenendo che la dichiarazione era sbilanciata sull’identità di genere, richiamando il contenuto della controversa legge Zan. La decisione ha suscitato lo sdegno immediato delle opposizioni, immediatamente in appoggio alle proteste civili. Elly Schlein del Partito Democratico ha espresso rabbia e vergogna per un governo che decide di non firmare contro i diritti civili, mentre Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle, accusa l’Italia di inseguire un modello culturale reazionario.

Alessandro Zan, autore della legge citata dal ministero, ha attaccato la destra definendola “vigliacca” e ha criticato il governo per la sua posizione omotransfobica. In risposta, Roccella ha ribadito che il governo non accetterà nulla che neghi l’identità maschile e femminile.

La giornata si è conclusa senza una presa di posizione chiara da parte della Premier, che si è limitata a ribadire l’impegno dell’Italia nella difesa della dignità di ogni persona, come sancito dalla Costituzione.

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