Altro che fisco, sul redditometro lo scontro è tutto politico

giovedì, 23 Maggio 2024
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Giorgia Meloni non rischia e a poche settimane dalle elezioni europee evita lo scontro diretto con Lega e Forza Italia. Che vincono la loro battaglia interna alla maggioranza; il redditometro è sospeso.

Lo strumento di controllo fiscale che sarebbe in grado di misurare il tenore di vita dei contribuenti confrontandolo con quello dei redditi dichiarati, era stato proposto dal viceministro dell’Economia e parlamentare di Fratelli d’Italia Maurizio Leo, che si è visto smentito dalla sua leader attraverso il classico – e sempre più istituzionale – post su Instagram. Il messaggio è sempre il solito e mira a rabbonire il foltissimo popolo delle partite Iva: Servono «ulteriori approfondimenti — ha scritto l’inquilina di Palazzo Chigi —perché il nostro obiettivo è e rimane quello di contrastare la grande evasione, chi si finge nullatenente ma gira con il Suv e lo yacht, senza per questo vessare con norme invasive le persone comuni.

Se ufficialmente i toni della Meloni nei confronti del suo viceministro sono rimasti pacati, i soliti pettegolezzi di corte parlano di una premier furiosa per essersi vista riesumare uno strumento che era rimasto in un cassetto per otto anni senza essere preavvisata. Per di più a pochi giorni dalle Europee, elezioni che la Meloni si giocherà contro Forza Italia e Lega molto più che contro Pd e Cinque Stelle.

I quali, tramite il sempre più ringalluzzito avvocato del popolo Giuseppe Conte, ha buon gioco a parlare di una Meloni incoerente, che per anni si è scagliata “contro il Grande Fratello fiscale” per poi reintrodurre “questo strumento obsoleto”.

Va detto comunque che l’introduzione di questo strumento di controllo fiscale non si sarebbe certo tradotto in una lotta senza quartiere all’evasione delle tasse. Far emergere i 90 miliardi di evasione fiscale che ogni anno gli italiani riescono a tenersi in tasca è una impresa improba, che questo governo, amicissimo delle partite Iva e dei piccolissimi imprenditori di qualunque ordine e grado, non avrebbe mai intenzione di intraprendere.

Il redditometro non sarebbe servito, come da più parti si è detto, a misurare le differenze tra i redditi dichiarati e quelli percepiti dal contribuente infedele. È semmai uno strumento in grado di valutare, sulla base delle caratteristiche delle spese che effettua, la sua fascia di reddito. E nel caso accendere un faro sui di lui. Un sistema insomma piuttosto arzigogolato che difficilmente avrebbe portato a chissà quali disvelamenti dell’evasione fiscale.

E proprio per questo il pasticcio di comunicazione suona ancora più irritante per la Meloni, che teme forse di perdere qualche preziosa manciata di voti tra le partite Iva a favore di Salvini e Tajani, che nel frattempo non mollano l’osso. Oggi il leader della Lega, nel corso del suo intervento al festival dell’economia di Trento, ha parlato ancora di “fisco spione” e di “incidente di percorso nella maggioranza”, mentre il leader di Forza Italia in un tweet si è detto “molto soddisfatto per la decisione di Giorgia Meloni di aver accolto la nostra proposta di bloccare il redditometro”. Facendo capire chiaramente che aria tirerà tra gli alleati da qui al 9 giugno.

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