Eurispes, da Ai a telepsicologia, digitale è al servizio del benessere mentale

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(Adnkronos) – L’Organizzazione mondiale della sanità ha redatto nel 2013 ed esteso nel 2021 fino al 2030 il ‘Comprehensive Mental Health Action Plan 2013-2020’, finalizzato a promuovere la prevenzione di rischi connessi alla salute psicologica degli esseri umani. “Ridurre il livello di disagio psicologico e di disturbi mentali nella popolazione ha ricadute positive sull’intero Paese, sia in termini di interazione sociale sia a livello di produttività e resilienza del sistema nazionale. Il crescente intervento delle tecnologie digitali nella relazione tra paziente e professionista da una parte facilita l’incontro di domanda e offerta, dall’altra (come nel caso dell’intelligenza artificiale) consentono la temporanea sostituzione di uno dei due soggetti”. Lo evidenzia il 36.esimo Rapporto Italia dell’Eurispes, pubblicato oggi. “Le tecnologie digitali – indica il report – richiedono un cambiamento di passo della società verso un futuro iperconnesso e interconnesso. Tuttavia, non si deve determinare una stasi delle istituzioni pubbliche”.  

“Come indicato dal rapporto Unicef (La condizione dei bambini nell’Unione europea nel 2024) – ricorda l’Eurispes – 11 milioni di infanti e giovani nei vari Paesi dell’Ue soffrono di disagi connessi al benessere mentale. La concentrazione più rilevante è nella popolazione tra i 15 e i 19 anni, che manifesta malesseri come ansia e depressione. Se da una parte la ragione di questo malessere deriva proprio dall’uso delle tecnologie, dall’altra la tecnologia potrebbe permettere uno sviluppo sano a ogni giovane individuo nel nostro Paese”. 

L’ingresso dell’Ai “sembra cambiare radicalmente le possibilità di prevenzione e cura dei disagi mentali”, scrive l’Eurispes. “Da una parte consente la creazione di interfacce digitali dialogiche che, comunicando via chat o via voce, sono in grado di ‘ascoltare’ e ‘supportare’ gli individui in momenti di fragilità. Questi strumenti consentono di riconoscere lo stato mentale e facilitare la connessione con professionisti che possano supportarli nel breve o lungo periodo”. Ma sempre nel report vengono evidenziate le criticità: “A questi benefici si accostano da una parte il rischio di dipendenza dall’intelligenza artificiale, fino al bisogno dell’utente di trovare sostegno in ogni decisione; dall’altra, il rischio connesso sia alla privacy dell’individuo sia alla conformazione degli algoritmi e alle modalità della macchina di apprendere ed elaborare le informazioni”. 

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