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Meteo artificiale, bloccato esperimento in California: ecco perchè

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Alameda, California – Un esperimento di geoingegneria, o modificazione artificiale del meteo, avviato ad Aprile con il nobile intento di combattere il riscaldamento globale, è stato drasticamente interrotto dalle autorità locali.

Il progetto, condotto dall’Università di Washington, mirava a rendere le nuvole più riflettenti per ridurre il calore solare registrato e percepito sulla Terra. Sarebbero però sorte alcune complicazioni non indifferenti, si parla di potenziali rischi per la salute, oltre che ambientali. L’esperimento in corso è stato chiuso rapidamente.

Il controverso esperimento faceva parte del progetto CAARE (Coastal Atmospheric Aerosol Research and Engagement), che rientra nelle tecniche di Solar Radiation Modification (SRM). Questo tipo di tecniche erano già oggetto di dibattito nella comunità scientifica per l’impatto invasivo e le incerte conseguenze ecologiche e sociali. La segretezza mantenuta dagli organizzatori però, non ha impedito alle autorità cittadine di intervenire.

I funzionari di Alameda hanno dichiarato: “Stiamo collaborando con esperti biologici e di sostanze pericolose per valutare indipendentemente la sicurezza ambientale di questo esperimento. Si stanno analizzando i composti chimici dello spray per determinare se rappresentano un pericolo per la salute umana e animale.”

Il consiglio comunale si riunirà il 4 Giugno per discutere i risultati dello studio e decidere sul futuro dell’esperimento. Nonostante il finanziamento da parte dell’amministrazione Biden a ricerche su interventi climatici, inclusa la SRM, la Casa Bianca ha preso le distanze dall’esperimento di Alameda.

Esperti come Greg Goldsmith della Chapman University e David Santillo di Greenpeace International hanno espresso preoccupazione per gli impatti ecologici non menzionati dal progetto CAARE e per le imprevedibili conseguenze di tali interventi sulla radiazione solare. Sarah Doherty, scienziata atmosferica dell’Università di Washington, ha riconosciuto la necessità di studiare ulteriormente i potenziali effetti collaterali, come il cambiamento dei modelli di circolazione oceanica e delle temperature, toccando quasi di sfuggita il tema della salute.

Critici e attivisti sottolineano inoltre che la geoingegneria potrebbe distogliere l’attenzione dalla necessità di cambiamenti sostanziali nei sistemi di produzione e nell’attività umana in generale, rischiando di mascherare gli effetti dannosi di un modello insostenibile senza affrontarne le cause.

L’esperimento di Alameda solleva questioni di un certo peso sul ruolo della geoingegneria nel futuro del nostro pianeta, così come sulla responsabilità di agire con cautela quando si interviene negli equilibri naturali. La decisione finale sul progetto farà da indicatore per la direzione che prenderemo nella lotta contro il cambiamento climatico. Che sia davvero quella giusta? 

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