Sono giunte ieri le scuse formali del Papa da parte della sala Stampa vaticana, dopo la diffusione di alcune indiscrezioni su quanto sarebbe stato detto dal Pontefice in occasione di una riunione di 90 minuti a porte chiuse con i vescovi della CEI lo scorso 20 maggio, durante la quale sarebbe stata utilizzata un’espressione colorita per indicare la propria contrarietà all’ammissione in seminario delle persone con tendenze omosessuali.
Il direttore della Sala stampa vaticana Matteo Bruni ha infatti dichiarato che Papa Francesco “è al corrente degli articoli usciti di recente circa una conversazione, a porte chiuse, con i vescovi della CEI”, aggiungendo che “come il Papa ha avuto modo di affermare in più occasioni, nella Chiesa c’è spazio per tutti, per tutti! Nessuno è inutile, nessuno è superfluo, c’è spazio per tutti. Così come siamo, tutti”.
Concludendo, Bruni ha affermato che “Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi, e rivolge le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi per l’uso di un termine, riferito da altri”.
La questione si inserisce nel più ampio dibattito circa l’opportunità di consentire a persone che praticano l’omosessualità di accedere ai seminari religiosi.
Già nel 2005, sotto il pontificato di Benedetto XVI, un’istruzione del dicastero vaticano per il Clero affermava: «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay».
L’istruzione è poi stata riconfermata nel 2016 dal successore Papa Francesco.
Questo dimostrerebbe che, nonostante l’espressione “colorita” utilizzata dal Papa e per la quale ha immediatamente chiesto scusa a chiunque potesse essersi sentito offeso, ciò non avrebbe determinato un cambio di posizione della Chiesa sul tema in questione.
Il giornalista Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero vaticano per la comunicazione, ha inoltre dichiarato in un’intervista per Vatican News di questa mattina che “il fatto che nella Chiesa ci sia posto per tutti, non implica che tutti siano adatti a fare i preti”.
Il Papa ha più volte insistito sulla dignità di ognuno durante questi anni di pontificato, richiamando al rispetto delle persone con inclinazioni omosessuali come per ogni altra persona accolta nella Chiesa, è quindi probabile che nel momento in cui ha pronunciato il termine incriminato, trattandosi di una lingua diversa da quella madre, non fosse pienamente a conoscenza del suo significato offensivo, elemento che non l’ha comunque trattenuto dal rivolgere le proprie scuse a chiunque possa essersi sentito offeso.



