Guerra globale imminente? Finora è solo guerra di nervi. Ma non c’è da stare tranquilli, perché tra Nato e Russia l’atmosfera si sta facendo sempre più elettrica. E in una simile situazione potrebbe bastare una scintilla a provocare la catastrofe.
L’ultimo ad alzare l’asticella del confronto è stato ieri Vladimir Putin, il quale ha ammonito che l’eventuale ingresso di truppe Nato in Ucraina sarebbe «un altro passo verso il conflitto in Europa e una guerra globale» Il riferimento del presidente russo è al governo polacco, da cui è arrivata negli ultimi giorni la disponibilità a inviare truppe nel territorio ucraino se le cose si dovessero mettere male per Kiev nella guerra con la Russia.
Non è la prima volta che dal Cremlino arrivano dichiarazioni inquietanti, che potrebbero far presagire l’estensione dell’incendio ucraino ad altri Paesi dell’Est Europa. Ma fino ad oggi l’allarme è durato qualche ora, il tempo necessario per le risposte e le precisazioni di rito da parte dei vari portavoce dell’Est e dell’Ovest.
In questo caso però è lecito essere un po’ preoccupati. Perché dietro la dichiarazione dell’uomo forte di Mosca c’è un’escalation verbale che dura da settimane. E, fatto ancor più preoccupante, è che stavolta provocazioni e dichiarazioni incendiarie sono venute dal fronte occidentale, quello che si accredita da tempo come il custode del supremo valore della pace.
Ha cominciato Emmanuel Macron, agli inizi di maggio, ponendo la «questione» di un invio di truppe occidentali in Ucraina se la Russia dovesse sfondare la linea del fronte di guerra a Kharkiv. I governi dei paesi Nato hanno subito preso le distanze dal presidente francese. Ma quella di Macron non s’è rivelata una voce dal sen fuggita, perché ha dato la stura a un crescendo di dichiarazioni incendiarie da parte di altri esponenti occidentali.
Decisamente bellicosa è stata l’affermazione venuta nei giorni scorsi dal segretario generale della Nato, Jens Stolterberg, secondo il quale è necessario revocare il divieto all’Ucraina di colpire il territorio russo con le armi che le sono fornire dai governi occidentali. Italia e Spagna si sono subito dissociate. L’alto dignitario ha subito corretto il tiro, ma le parole pronunciate per “precisare” sono risultate ancora più preoccupanti, dal momento che ha detto che ciascun Paese fornitore di armi è libero di comportarsi come crede nell’imporre limiti al governo di Kiev. Dalle parole di Stolterberg si desume quindi che i Paesi Nato non hanno una politica comune in un tema così cruciale come l’utilizzo degli armamenti che forniscono all’Ucraina. Chiunque potrebbe autorizzare Volodymyr Zelensky a portare la guerra in territorio russo? Gran Bretagna, Polonia e Paesi Baltici si sono, in tal senso, già detti favorevoli. Non occorre essere esperti militari per capire che in questo modo aumentano considerevolmente i rischi di incidente bellico. Né sappiamo che cosa accadrà quando arriveranno a Kiev i super missili americani a seguito dello sblocco degli aiuti all’Ucraina recentemente deciso dal Parlamento di Washington. Sono ordigni a lunga gittata, capaci di colpire in brevissimo tempo obiettivi militari e civili posti in territorio russo. Che “consigli” darà in proposito l’amministrazione di Joe Biden agli amici ucraini? Non rassicura molto la circostanza cha anche il governo americano è diviso tra falchi e colombe.
Ci si può tranquillizzare un po’ al pensiero che questa guerra di nervi è funzionale a ottenere le migliori condizioni possibili per Kiev quando si arriverà a un cessate il fuoco. Il clima dovrebbe svelenirsi dopo le elezioni americane di novembre, soprattutto se alla Casa Bianca dovesse tornare Donald Trump. Anche Biden potrebbe peraltro essere interessato a presentarsi agli elettori con un accordo di pace nella guerra tra Russia e Ucraina. Ma, da oggi al prossimo autunno, mancano ancora diversi mesi. Mesi lunghissimi. E pericolosi.



