Fagioli “Divorato dal gioco, ora darò tutto per andare agli Europei”

giovedì, 30 Maggio 2024
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"Ho fatto male solo a me stesso, non ho truccato partite o condizionato i risultati", dice il centrocampista della Juve TORINO (ITALPRESS) – "Quando sono scoppiato a piangere, nella partita con il Sassuolo, non era solo per aver messo in difficoltà la mia squadra, ma perché in quel momento è scesa una cappa nera, tutto mi sembrava negativo, tutto scuro. Avevo sbagliato un pallone, ma il mio errore più grave era dentro di me. Il problema è che non ero più padrone di me stesso. Il gioco mi aveva divorato la vita, era diventato un assillo, un incubo". Nicolò Fagioli, in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, parla dell'enorme problema che ha rischiato di rovinargli la carriera. Lo stop per la vicenda delle scommesse illegali è stato un duro colpo per la Juventus, oltre che per lui che, però, da quella squalifica ha trovato la forza per cercare di tirarsi fuori e riprendere un percorso che lo aveva portato ai massimi livelli. "Sono stato inghiottito da un vuoto. Mi sentivo soffocare ma non trovavo il modo di venirne fuori. Scommettevo tanto, ma non sulla mia squadra o su di me. Non volevo violare dei principi ai quali credo. Pensavo che giocare a calcio e alle scommesse, se le due rette non si incrociavano, non fosse grave. Non ho fatto male allo sport, non ho condizionato risultati o leso diritti di altri". Un vizio, quello delle scommesse, per combattere quella noia che, dice, gli "ha rovinato la vita. Ogni volta che usavo quel maledetto cellulare, ogni giorno e tante volte al giorno, mi sentivo come se fossi in campo. Non ne ho mai parlato con nessuno perché mi vergognavo. Ho perso completamente il controllo di me stesso nel gennaio 2023. Giocavo male, mi allenavo peggio.La testa era altrove, mi faceva schifo quello che stavo vivendo, ma non potevo farne a meno. Il centro della mia vita erano le scommesse, non più il calcio". Il fatto che la vicenda sia venuta a galla, per Fagioli è stata "una liberazione. Un fattore esterno metteva fine a una fase contorta della mia vita e mi costringeva a scegliere: precipitare o rialzarmi. Mi è dispiaciuto che certi giornali abbiamo descritto me e Tonali come due demoni. Io ho fatto male solo a me stesso. Non ho truccato partite o condizionato i risultati. Ho sbagliato giocando su siti illegali e ho perso un sacco di soldi. Mi facevo schifo, mi sentivo un cretino, ma non potevo farne a meno". Il suo mondo, quello del calcio, in particolare quello bianconero lo ha aiutato. "In primo luogo la società, rinnovandomi il contratto, mi ha dimostrato grande fiducia e vicinanza. Poi mister Allegri e i compagni. Penso a Locatelli, Gatti, Chiesa, Bremer, Vlahovic". "Per il resto, con l'aiuto dello psicologo, ho combattuto. Per evitare la tentazione di sporgermi dalla balaustra sul vuoto, ho riempito le giornate dopo gli allenamenti: tennis, padel, sedute di analisi, incontri con le scuole. Per anni ho tenuto questo segreto di fango solo per me, ora posso parlarne". Una dipendenza difficile da sconfiggere. "Non ho smesso e non smetto di combatterla, sarei un bugiardo se dicessi che non riaffiora, che non fa sentire il suo canto seducente, ma ora lo domino pensando semplicemente a quanto male mi ha fatto". Ha avuto la possibilità di tornare in campo nelle ultime gare della stagione, dimostrando di essere un giocatore di talento. "Avevo una gran voglia di rivincita. Più su me stesso che sugli altri. Dal giorno dopo la squalifica ho cominciato ad allenarmi. Sono stati 7 mesi di agonia, contavo i giorni. La mia vita è qui, in campo, a vincere o perdere in ragione del talento mio e della mia squadra, non a buttare le giornate e centinaia di migliaia di euro, tanto ho perso, rovinandomi e sentendomi in colpa". Spalletti lo ha inserito nella lista dei pre-convocati per gli Europei. "Non me l'aspettavo, ma ci speravo. Ora voglio dare la vita per essere nella lista per l'Europeo. Se non dovessi riuscirci, tiferò per gli azzurri. Ho cominciato a giocare a 4 anni, a 16 sono andato via di casa perché la Juve mi ha chiamato. Ho lasciato i miei genitori che mi hanno sempre seguito senza mettermi pressioni. Sono stati molto preoccupati per me. Ora li immagino felici e vorrei fossero orgogliosi di me con la maglia azzurra". – foto Ipa Agency – (ITALPRESS). ari/red 30-Mag-24 10:06

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