James Webb, il telescopio spaziale per l’astronomia a raggi infrarossi, ha intercettato la galassia più distante mai scoperta fino a questo momento.
Un’ equipe internazionale che vede come protagonisti la Scuola Normale Superiore di Pisa l’Università dell’Arizona, Cambridge, l’Harvard & Smithsonian e altri 20 istituti e atenei, ha potuto misurare con precisione la distanza tra la Terra e questo agglomerato di stelle, il più lontano finora conosciuto a più di 13,4 miliardi di anni luce.
La galassia prende il nome di Jades-Gs-z14-0. Essa, già presente nella fase primordiale dell’universo e viene chiamata dai fisici ‘alba cosmica’, in quanto è caratterizzata dalla formazione dei primi sistemi di stelle e la conseguente generazione dei primi fotoni, gas e buchi neri.
In questa fase primordiale dell’Universo, viene sottolineato in una nota della Scuola Normale di Pisa, le proprietà intrinseche della galassia sono sorprendenti. Per intenderci , Jades-Gs-z14-0 è molto luminosa e ha già formato circa un miliardo di stelle simili al nostro Sole.
“L’esperimento dimostra che quando l’Universo aveva solo 300 milioni di anni di vita, il 2% della sua età attuale, esistevano sistemi di stelle del tutto sviluppati, molto più velocemente di quanto previsto dai modelli”.
Questo dato, prosegue la nota, “si contrappone alle previsioni dell’ultimo decennio, che ritenevano grandezza, luminosità e ricchezza di stelle nelle galassie possibili solo in fasi successive”.
Questa grande scoperta è riportata in tre documenti. Due di questi sono in fase di revisione ma sono disponibili in formato elettronico come Carniani e altri e Helton e altri. Il terzo articolo è stato accettato per la pubblicazione sull’Astrophysical Journal ed è anche questo disponibile sulla piattaforma ArXiv.
Jades-Gs-z14-0 «rappresenta la prova tangibile che nell’universo primordiale esistevano galassie luminose già pienamente sviluppate.
Un fatto straordinario, e allo stesso tempo misterioso, pensare che raggruppamenti di stelle così grandi fossero già presenti appena 300 milioni di anni dopo il Big Bang».
Questi nuovi dati, conclude il ricercatore, «continuano a confermare che l’universo primordiale era già ben sviluppato con formazioni di stelle simili a quelle più recenti: il prossimo passo è riuscire a osservare l’Universo nelle fasi ancora più vicine al Big Bang, lavorando anche allo sviluppo di nuove teorie che spieghino la formazione e l’evoluzione di questi sistemi all’alba del cosmo».



