Social card, come funziona il regalo pre-elettorale di Meloni

venerdì, 7 Giugno 2024
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1,33 milioni di beneficiari che riceveranno 500 euro a testa, da spendere per la spesa al supermercato, fare il pieno di carburante e abbonarsi ai mezzi pubblici. La social card del governo Meloni non solo viene confermata ma si rafforza, aumentando il suo importo di 40 euro e aumentando di 33mila unità il numero dei beneficiari. Non un miracolo ma un risultato concreto e apprezzabile in un periodo in cui la nostra spesa pubblica è tornata l’osservata speciale a Bruxelles, in vista della formazione di una nuova Commissione che potrebbe essere più severa che in passato con l’Italia.
Verrà data priorità alle famiglie che contano almeno tre componenti e hanno l’indicatore Isee più basso, in ogni caso inferiore ai 15mila euro annui. Poi toccherà ai nuclei familiari composti sempre dal almeno tre persone, con uno nato entro il 31 dicembre 2006. Infine alle famiglie con un componente nato entro il 31 dicembre 2010.
Per ottenere la card il processo resta semplice: a partire dal prossimo luglio basterà recarsi in un ufficio postale, mentre per attivarla occorrerà aspettare il 1° settembre. Oltre alla somma caricata la si potrà utilizzare per godere di alcuni sconti che gli esercenti potranno promuovere su base volontaria.
Il governo avrebbe voluto imporre uno sconto del 15% almeno presso la grande distribuzione, ma molte associazioni di categoria si sono opposte. Coop, Conad, Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione hanno espresso dubbi circa la fattibilità di offrire uno sconto del 15%, sostenendo che tale agevolazione non sarebbe compensata dall’aumento degli scontrini. Le organizzazioni temono insomma che la misura ricada tutta sulle solo spalle, comportando una riduzione dei loro margini di profitto e mettendo a rischio la sostenibilità economica delle imprese.
In risposta a queste critiche, il presidente della IX Commissione Senato, Luca De Carlo, ha sottolineato che molti operatori del settore hanno già garantito di rinnovare sconti, in alcuni casi anche più rilevanti di quelli previsti dal governo. De Carlo ha inoltre evidenziato l’incoerenza di alcune posizioni, ricordando che molte aziende hanno per anni applicato commissioni ben superiori al 20% per i buoni pasto, anche a favore di multinazionali straniere. Pertanto, la richiesta di uno sconto del 15% su alcuni prodotti essenziali a sostegno delle famiglie meno abbienti non dovrebbe essere considerata eccessiva o insostenibile.
Un altro fronte di polemica viene dalla tempistica scelta per l’annuncio – ad appena 48 dal voto per le Europee – per uno strumento che sarà effettivamente utilizzabile solo alla fine dell’estate. Su questo punto hanno molto insistito i giornali di opposizione, da Repubblica al Domani, che hanno parlato del solito “spot elettorale”. Il giornale di De Benedetti ha poi sottolineato che la somma andrà interamente spesa entro il prossimo febbraio e che non c’è alcuna garanzia che verrà rinnovata anche nel 2025 (anche se questo è vero di quasi tutti i bonus promossi nei governi di ogni colore politico che si sono succeduti negli ultimi dieci anni).
Polemiche che interessa poco la Meloni, la quale sa di aver messo a segno l’ultimo colpo elettorale prima dell’apertura delle urne, lasciando una volta di più l’opposizione di Schlein e Conte a rincorrere.

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