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Al G7 delle anatre zoppe Giorgia sarà protagonista

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Passano gli anni e i leader ma i temi caldi sul tavolo sono sempre quelli, le tensioni in Ucraina e Medio Oriente. È ancora questo il piatto forte del primo giorno del G7, presieduto da una Giorgia Meloni fresca di conferma elettorale alle Europee e forse unica leader in grado di occuparsi dei temi internazionali senza preoccuparsi di quelli interni.

Come Joe Biden, arrivato ieri sera a Borgo Egnazia per parlare del sostegno a Kiev e dell’utilizzo dei profitti derivanti dagli asset russi congelati ad appena due giorni dalla condanna del figlio Hunter Biden per possesso illegale di armi da fuoco. O come Macron, che continua a cercare di imporsi come leader mondiale mentre rischia di essere bocciato dagli elettori nelle consultazioni che ha frettolosamente annunciato a fine giugno dopo la batosta presa dal Rassemblement National.

Fonti italiane segnalano che sono stati fatti progressi significativi verso un accordo riguardo il supporto a Kiev, con un cauto ottimismo per il raggiungimento di un’intesa da formalizzare nelle conclusioni finali del summit. Analogamente, i Sette dovrebbero prendere una posizione comune su Gaza, rilanciando il piano di Biden per un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi. Inoltre, esprimeranno un esplicito appello ad Israele perché fermi l’offensiva a Rafah, se necessario facendo riferimento anche alla Corte Internazionale di Giustizia.

C’è stato tempo anche per la solita polemica che dura un pomeriggio: secondo alcune fonti la bozza del documento finale di circa trenta pagine avrebbe omesso – su richiesta dell’Italia – un riferimento esplicito all’importanza di garantire “un accesso effettivo e sicuro all’aborto”. Questo tema era stato precedentemente inserito nel G7 di Hiroshima e è stato rilanciato soprattutto da Canada e Francia in vista dell’incontro di oggi.

Ricostruzione che fonti vicine a Giorgia Melon si sono affrettate a smentire. Affermano che nessuno Stato ha chiesto di eliminare il riferimento alle questioni relative all’aborto dalla bozza delle conclusioni del vertice G7. Il tema è ancora oggetto di discussione e ci si attende che ci sia un punto di compromesso nell’ultima versione del documento finale, frutto di negoziati tra i membri del G7.

Oggi i lavori inizieranno con la classica “foto di famiglia” dei membri del G7, seguiti da sei sessioni principali. Come consuetudine, i bilaterali a margine dei lavori saranno altrettanto importanti. In particolare, è atteso un incontro tra Giorgia Meloni e Joe Biden venerdì, durante il quale il presidente degli Stati Uniti vedrà anche Papa Francesco, partecipando alla sessione dedicata all’intelligenza artificiale.

Per Meloni, questo summit rappresenta una prova decisiva. Dodici delegazioni straniere sono state invitate a Borgo Egnazia, e si prevede che Meloni incontri quasi tutti i partecipanti, inclusi il primo ministro indiano Narendra Modi e, se possibile, il presidente turco Recep Erdogan. Due potenti stati “non allineati” che finora sono riusciti a mantenere rapporti dialoganti con l’Occidente senza allentare il legame con la Russia di Putin. È forse sugli incontri con questi ospiti che la Meloni si gioca il suo ruolo di kingmaker, potendo approfittare del fatto che i grandi leader, quelli che di solito gestiscono questo genere di meeting, sono tutti azzoppati. Biden è quasi certo di non essere riconfermato per un secondo mandato a novembre, Macron rischia di perdere la maggioranza parlamentare tra pochi giorni e Scholz procede di sconfitta in sconfitta e teme di vedere disgregarsi la sua sempre più instabile coalizione semaforo.

Se saprà giocare bene le sue carte la premier potrebbe riservare a se stessa e all’Italia un ruolo centrale che al nostro paese manca da decenni. Un’occasione da non sprecare, perché difficilmente ricapiterà di vedere un G7 con i grandi leader così indeboliti.

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