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Guerra in Ucraina. Ecco cosa è successo durante il Summit in Svizzera

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Per Volodimir Zelenski il “Summit sulla pace” tenutosi nel fine settimana appena trascorso a Lucerna, ha rappresentato un passaggio chiave verso «una pace giusta, duratura, in Ucraina», riprendendo le conclusioni del testo scaturito dall’incontro tra i 92 delegati internazionali che vi hanno preso parte. 

Tra loro non solo i rappresentanti dei paesi storicamente alleati dell’Ucraina, ma ben 90 paesi tra cui Arabia Saudita, Sudafrica, India e Messico. 

Lo stesso Zelenski ha tenuto a precisare che non si sia trattato di un vertice tra Nato, membri del G7 e Unione Europea, ma di un vero e proprio “tentativo della Comunità Internazionale” verso la pace. Il Presidente ucraino ha poi riferito ai presenti: “chiedo soltanto la possibilità per gli ucraini di avere quello che avete voi”, tentando di erodere quello che lui stesso definisce il “fronte dello scetticismo”. 

Al termine del Summit, 12 dei 90 paesi presenti si sono tuttavia astenuti dal sottoscriverne il Documento finale. 

Nonostante il tentativo di coinvolgere anche la Federazione Russa nel dialogo, il Portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha affermato “vogliamo riunirci la prossima volta per un evento più sostanziale e costruttivo” giudicando l’iniziativa organizzata a Lucerna “di natura non costruttiva”. 

Putin ha comunque provocatoriamente reso note le sue condizioni per la pace in Ucraina, affermando la sua disponibilità in tal senso qualora Kiev accettasse di cedere alla Federazione Russa, oltre a Donetsk e a Lugansk, anche Zaporizhia e Kherson, opzione da sempre respinta da Zelenski, che sostiene fermamente che l’integrità dell’Ucraina rappresenti un presupposto fondamentale per ogni trattativa di pace. 

Sempre nella giornata di ieri sono pervenute le dichiarazioni della Vicepresidente americana Kamala Harris, che ha annunciato lo stanziamento di ulteriori pacchetti di aiuti per Kiev che ammontano a circa 1,5 miliardi di dollari. 

Questi fondi sarebbero finalizzati prevalentemente a fornire supporto energetico per la ricostruzione e messa in sicurezza delle infrastrutture danneggiate, nonché allassistenza degli sfollati e dei rifugiati ucraini. 

Sembra tuttavia acclarato che, a distanza di 28 mesi dall’invasione ucraina, i risultanti raggiunti siano comunque apparsi al di sotto delle aspettative, specialmente per il mancato allargamento dei paesi a sostegno dell’Ucraina, sostegno rimasto cristallizzato alle precedenti mozioni sottoscritte dall’Assemblea dell’Onu per la condanna dell’aggressione Russa. 

Tra i paesi che non avevano sottoscritto la suddetta mozione, proprio l’Arabia Saudita che, pur avendo preso parte al Summit di Bürgenstock, non ne ha firmato il documento finale. 

Potrebbe tuttavia trattarsi di una strategia di terzietà finalizzata a proporsi come mediatore tra Russia e Ucraina, vista anche la sua autocandidatura ad essere la sede della prossima conferenza di pace. 

 

 

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