Caporalato: quante vite costa e quanto ci costa

lunedì, 24 Giugno 2024
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Renzo Lovato, titolare di Agrilovato e padre di Antonello Lovato, l’imprenditore che ha lasciato morire per strada un suo dipendente, Satnam Singh, agonizzante dopo un incidente sul lavoro, è indagato per reati di caporalato da quasi cinque anni.

Le accuse? Sfruttamento dello stato di bisogno, paga inferiore al contratto nazionale, condizioni igieniche e orari di lavoro inaccettabili. Sarebbero almeno sei, i lavoratori vittime di tali comportamenti tra Novembre 2019 e Maggio 2020.

Il caso Satnam però, ci obbliga a capirne di più sul caporalato in Italia. Singh Amarjit, lavoratore in un’azienda di bombole di gas a Latina, ha parlato chiaramente: “Se fosse stato soccorso tempestivamente, potrebbe essere ancora tra noi. Invece, la sua famiglia piange in India. Eppure, prima di lui era successo già a tanti altri. Questa volta, però, visto come è stato trattato dal suo datore di lavoro, il governo italiano ha alzato la voce”. Amarjit aggiunge, riferendosi ai lavoratori immigrati: “Molti di loro sono in nero. È una situazione che si protrae da anni e anni. Chi ha i documenti prende 6 euro, chi è senza 3 o 4 al massimo. Dico sempre loro che se vengono trattati male devono andare subito dalla polizia o dai carabinieri per denunciare tutto. Lavorano 12 o 13 ore al giorno sotto al sole: vivono indietro di vent’anni. Meritano che i loro diritti vengano rispettati”.

Sembrerebbe un circolo vizioso. Dallo sfruttamento disumano della manodopera straniera, all’enorme mercato del lavoro im nero, fino alla conseguente produzione di prodotti a bassissimo costo e la vendita di questi prodotti sui banchi ortofrutticoli più “convenienti”. Insomma, stiamo risparmiando sulla vita dei braccianti? E la politica come si pone a riguardo?

Alla manifestazione organizzate dai sindacati a Latina hanno presenziato Elly Schlein (PD) e Nicola Fratoianni (SI), chiedendo l’abolizione della Bossi-Fini, accusata dalla segretaria dem di spalancare le porte allo sfruttamento. Il Ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare Francesco Lollobrigida ha commentato: “Il governo Meloni è in prima linea su tutti i fronti per contrastare qualunque forma di sfruttamento sul lavoro”. Parole che, almeno per ora, restano tali; l’attuale esecutivo, per contrastare il caporalato, ha infatti previsto l’istituzione di un sistema informativo, mai andato oltre la bozza.

Nel panorama legislativo italiano, eppure, le leggi ci sono; come la legge sulla sicurezza sul lavoro del 2008, promulgata dal governo Prodi e dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, composta da 306 articoli e 51 allegati. Nonostante l’avanzamento normativo, una porzione significativa di queste disposizioni rimane inattuata, a causa della mancata emanazione dei decreti attuativi da parte dei governi successivi.

Oltre ciò, la legge 199 del 2016 si occupa di caporalato, riconoscendolo come reato e intensificando le relative sanzioni. Il provvedimento prevede la creazione di una “Rete del lavoro agricolo di qualità” e uffici di collocamento per braccianti, con l’obiettivo di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Tuttavia, la realtà attuale mostra una partecipazione limitata: solo 6.113 aziende agricole su un totale di circa 200.000 hanno aderito, secondo i dati più recenti.

Il fenomeno, come evidenziato dall’ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, è diffuso su tutto il territorio nazionale, con percentuali di irregolarità che raggiungono il 40% in regioni come Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Lazio, e tra il 20 e il 30% nelle regioni del Centro-Nord.

In Italia, il tasso di irregolarità lavorativa complessivo è stimato dall’ISTAT all’11,3%, tuttavia, questo indice aumenta al 23,2% nel settore agricolo e arriva al 51,8% nel settore del lavoro domestico.

 

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