Assange-Mistero. Torna solo in libertà o torna a combattere?

martedì, 25 Giugno 2024
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Assange è libero. Ha patteggiato e da oggi potrà riprendere in mano la sua vita.

Diviso tra chi lo considera un paladino della giustizia e chi invece una minaccia alla sicurezza globale, ecco la sua storia.

La persecuzione messa in atto dagli Stati Uniti, nei confronti del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, che dura da quasi 12 anni, è scaturita dalla sua presunta collaborazione con Chelsea Manning, nell’hacking di password, finalizzato al furto e alla divulgazione di dati sensibili.

Tale persecuzione legale e politica da parte dei governi, ha costretto l’attivista ad essere confinato per 7 anni nell’ambasciata dell’Ecuador nel Regno Unito, per essere poi detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh.

Il reato del quale risulta essere colpevole Assange ha fatto sì che gravassero sull’editore ben 18 capi d’accusa, che richiederebbero una prigionia equivalente a 175 anni. Questa ipotesi, ad oggi, risulta essere altamente improbabile.

Dopo 5 anni di detenzione nel carcere di Belmarsh, assistiamo ad una svolta significativa del processo: Julian Assange é stato liberato.

A seguito di quasi 2000 giorni di isolamento in una cella di 2×3 metri, l’attivista ha ottenuto la libertà su cauzione dall’Alta Corte di Londra, lasciando, ieri sera, il Regno Unito a seguito del patteggiamento avvenuto con gli Stati Uniti, in cui ha accettato di dichiararsi colpevole di cospirazione per la divulgazione di informazioni lesive della sicurezza internazionale. I procuratori del Dipartimento di Giustizia proporranno una pena di 62 mesi, corrispondente ai 5 anni di detenzione già scontati da Assange e, il patteggiamento, arriverebbe a conteggiare il tempo trascorso in detenzione nel Regno Unito, come parte della pena complessiva, consentendo dunque ad Assange di rimpatriare nell’immediato nella sua città natale.

Si prevede che Il fondatore di WikiLeaks volerà nelle Isole Marianne, territorio statunitense nell’Oceano Pacifico, nelle quali, mercoledì mattina, comparirà dinanzi un giudice per formalizzare l’accordo. Il patteggiamento dovrebbe perciò restituirgli la libertà e la possibilità di tornare nel suo paese d’origine, l’Australia, riunendosi così alla moglie Stella e ai suoi figli “che hanno conosciuto il padre solo da dietro le sbarre”, come dichiarato da WikiLeaks.

Il caso Assange ha forzato una ridefinizione del sottile confine tra diritto di informazione e rispetto delle normative legali, che porrebbero un limite a ciò che ci è concesso sapere, mettendo in evidenza un gap secondo cui conoscere potrebbe divenire illecito.
L’idea portata avanti da Assange riguarda la rivendicazione del diritto alla trasparenza tramite l’esposizione sotto il riflettore globale di informazioni di rilievo pubblico volutamente occultate poiché ritenute confidenziali. La sua battaglia per il diritto di cronaca potrebbe dunque proseguire dall’esterno, contrastando gli interessi statali nel nascondere informazioni e sostenendo, par contre, l’interesse globale nel conoscerle.

Ci domandiamo dunque, Assange, quale icona del diritto all’informazione, ha ceduto o la sua lotta contro le politiche segrete proseguirà ancora?

di Maddalena Patané

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