Allarme salari, i giovani italiani sono pronti a emigrare in massa

venerdì, 12 Luglio 2024
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Il salario reale degli italiani è oggi quasi il 7% inferiore rispetto a quello del periodo pre-pandemia. Se il Pil è in timida risalita la crisi degli stipendi continua insomma a mordere e rischia di scatenare una vera e propria emergenza emigrazione. Sì, perché secondo una recente indagine Ipsos condotta tra i giovani sotto i 30 anni, le principali motivazioni per trasferirsi all’estero sono proprio “i salari più alti” e le “migliori opportunità di lavoro”.

Fa ancora più impressione che i più propensi ad andarsene siano i giovanissimi, i ragazzi appena diplomati. D’altra parte da parecchi anni il numero di italiani che espatriano continua a essere molto più alto di quelli che rientrano; un fenomeno che non fa che aggravare la cronica scarsità di giovani, dovuta al bassissimo tasso di natalità italiano. Di questo passo l’immigrazione, clandestina e non, rischia davvero di diventare una necessità. Basta pensare al fatto che, se i trend attuali non cambieranno, secondo i calcoli fatti dal giornalista economico Federico Fubini “la popolazione in età di lavoro si ridurrà di un milione di teste ogni tre anni”.

E la Cisl, con la sua recente indagine “Milano quanto mi costi?”, spiega che il problema potrebbe riguardare anche l’unica città italiana che sembra oggi in grado di attrarre risorse e investimenti. Per ora ancora ci riesce, ma offrendo dal punto di vista dei salari così poco in cambio ai talenti che attira che ben presto anche il capoluogo lombardo potrebbe trovarsi a corto di lavoratori.

Il sindacato ha intervistato circa 3mila persone, tutte appartenenti al ceto medio (con una retribuzione annua lorda tra i 28 e i 50mila euro e contratti a tempo indeterminato), scoprendo che anche in questa fascia a Milano si fa fatica a tirare avanti. I più giovani si adattano a vivere in una stanza all’interno di un appartamento in affitto, mentre uno su quattro afferma di rinunciare alle cure a pagamento e molti confessano di essere in ritardo con il pagamento di spese e bollette.

Ma come siamo arrivati a questo punto? Eros Lanzoni, segretario della Cisl milanese, ricorda che stiamo parlando di persone che fino a poco tempo fa erano considerate al sicuro dalla povertà. Oggi, invece, questi lavoratori non trovano sostegni adeguati da parte del sistema pubblico, che riesce a fornire qualche supporto solo ai più fragili.

Gli intervistati chiedono quindi salari più alti, ma pure interventi sulle politiche abitative, maggiore attenzione alla sanità pubblica e controllo dei prezzi di energia e beni di prima necessità. Qualcuno chiede persino di reintrodurre meccanismi abbandonati da decenni come la scala mobile e un supporto concreto alle politiche familiari, qualcosa di più insomma rispetto ai soliti assegni.

Questi sono temi sui quali quasi tutti i governi italiani degli ultimi vent’anni sono stati incapaci di intervenire, di fatto facendosi alleati degli imprenditori italiani che hanno saputo tenersi sul mercato solo riducendo il costo dei dipendenti. Per ora l’esecutivo Meloni – notoriamente attentissimo alle richieste dei piccoli e piccolissimi imprenditori ma decisamente poco solerte nel rispondere alle richieste dei salariati – non sembra fare eccezione, e forse non è un caso che sia molto meno popolare tra i giovanissimi che tra gli over 50.

Il “secondo tempo” della legislatura potrebbe essere dedicato proprio a questo tema, ma le polemiche sul premierato – un tema che, è bene sottolinearlo, interessa poco o nulla i cittadini – rischiano di assorbire per tutto il prossimo anno le attenzioni di maggioranza e opposizione. C’è da sperare che la voce della Cisl, da sempre il più ragionevole e concreto dei sindacati confederali, riesca a trovare la strada giusta tra i corridoi di Palazzo Chigi.

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