C’è da sperare che se sarà eletto (e quasi certamente lo sarà) Donald Trump non mantenga le sue promesse elettorali. Perché se lo farà saranno guai per l’economia europea, Italia in testa.
Lasciamo per un attimo da parte la storia dell’attentato di Butler County, che avrà un’influenza minima sul risultato elettorale (l’unica questione che rende l’esito delle elezioni ancora incerto è se Biden si ritirerà o no) e concentriamoci sulla piattaforma economica di Donald.
Trump ha promesso un mix di politiche che includono massicci tagli alle tasse, protezionismo e una drastica riduzione dell’immigrazione. Queste misure potrebbero portare a un aumento del debito federale, inflazione e tassi di mercato elevati. Il risultato? Un’America più indebitata e un’economia globale più instabile.
Debito e Inflazione: Una Bomba a Orologeria
L’economia americana appare in continua crescita, ma è anche minacciata da un debito pericolosamente alto. Negli ultimi anni, il debito federale è aumentato di 3.100 miliardi di dollari. Questo significa che ogni cento giorni il Tesoro americano deve trovare nuovi creditori per un importo pari all’1% del prodotto lordo mondiale.
Trump potrebbe peggiorare la situazione se confermerà i tagli alle tasse che aveva introdotto nel suo primo mandato. Secondo i calcoli degli economisti questi costerebbero altri 3.800 miliardi di dollari di debito nei prossimi dieci anni. Un debito federale crescente e una politica fiscale “allegra” potrebbero causare una spirale inflazionistica, con conseguenze disastrose per l’economia globale, ancora malridotta a causa del Covid e degli stress causati dalla guerra in Ucraina.
Il Protezionismo e le Sue Conseguenze
Ma a far tremare l’Europa sono soprattutto le politiche protezioniste del tycoon, che vorrebbe imporre tariffe del 60% su tutti i prodotti cinesi e del 10% su quelli del resto del mondo. Queste misure danneggerebbero non solo la Cina, ma anche l’Europa e, in particolare, l’Italia e la Germania, le due economie continentali che più dipendono dalle esportazioni verso gli Stati Uniti.
L’adozione di una politica protezionista e la svalutazione del dollaro potrebbero ridurre drasticamente il surplus commerciale di Roma e Berlino, causando una nuova recessione a pochi anni da quella disastrosa dovuta al Covid. L’economia dell’area euro subirebbe un duro colpo, che a Bruxelles difficilmente saprebbero gestire con lucidità.
Il Mercato del Lavoro e l’Influenza della Federal Reserve
Il mercato del lavoro americano è fortissimo, ma non invulnerabile. Se davvero Trump farà espellere gli immigrati illegali e renderà ancora più stringenti le leggi sull’immigrazione la disponibilità di manodopera a buon mercato si ridurrà, portando a un aumento dei costi del lavoro e, nuovamente, dell’inflazione.
Il Ruolo del Dollaro e le Relazioni Internazionali
Una forte inflazione e l’aumento del debito potrebbero infine convincere Giappone e Cina, attualmente i principali detentori del debito americano, a ridurre la loro esposizione. Una decisione del genere porterebbe il costo di rifinanziamento del debito Usa a livelli insostenibili, causando una nuova crisi del sistema finanziario globale, forse peggiore di quella del 2008. Non pensiamo ci sia bisogno di specificare quali sarebbero le conseguenze per la malandata economia italiana.
Non sorprende quindi che la sempre più realista premier Meloni, che pure guida un partito con affinità evidentissime con i repubblicani in salsa trumpiana, finora si sia ben guardata dall’acclamare la marcia finora trionfale di Donald. Probabilmente i calcoli che le arrivano dal Mef la inducono a pensare che, tutto sommato, un altro democratico alla Casa Bianca sarebbe il male minore.



