Arriva a Lecce Pompei d’Oriente, la nuova mostra Shahr-i Sokhta. Aperta al pubblico fino al 28 Luglio presso il Monastero degli Olivetani di Lecce sarà possibile accedere e ammirare Shahr-i Sokhta, patrimonio dell’Unesco iraniano, noto sul nostro territorio con il nome di “Pompei d’Oriente”.
In linea con le ricerche effettuate da Enrico Ascalone e Mansur Sajjadi, Pompei d’Oriente fu abitata nell’Età del Bronzo da un popolo cosmopolita e pacifista, una ”contemporanea” civiltà interculturale, matrilineare non frutto di un’unica élite ma in dialogo con il mondo, la cui esistenza, oggi, racconta una storia di pace e interscambio culturale.
Tramite più di 140 foto, pannelli esplicativi e una ricostruzione delle ultime scoperte scientifiche, l’esposizione ripercorre in maniera puntuale le tappe degli studi condotti sul sito Unesco: un progetto archeologico multidisciplinare che vede coinvolti, in quello che la comunità scientifica internazionale considera uno dei siti più significativi dell’intera Età del Bronzo.
Si tratta non solo di una mostra, ma di una vera e propria storia, che rivela i segreti di un’epoca remota in cui mito e storia si intrecciano.
“Shahr-i Sokhta. Quando il mito diventa storia” raffigura il prodotto finale di un sodalizio scientifico iniziato nel 2016 tra Enrico Ascalone, docente di ‘Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico’ presso l’Università del Salento, e Mansur Sajjadi dell’Iranian Center for Archaeological Research, direttore degli scavi nel sito sin dal 1997.
È stato lo stesso Enrico Ascalone ad affermare che “è un sito importante anche perché le recenti scoperte svolte dagli archeologi italiani e iraniani dal 2016 hanno permesso di conoscere una società non gerarchizzata così come quelle dell’Egitto e della Mesopotamia ma un centro matrilineare in cui apparentemente rapporti pacifici e lineari si dovettero sviluppare nell’Età del Bronzo iraniana”.
Inoltre quest’anno ricorrono i 10 anni dell’inserimento di Shahr-e Sukhteh nella lista UNESCO dei Patrimoni Mondiali. In occasione di ciò è opportuno ricordare il perché dell’appellativo “la Pompei d’Oriente”.
Il sito archeologico è stato definito cosi perché è. bruciato tre volte nel corso della sua lunga storia, durata tra i dodici e i tredici secoli.
Oltre alla direzione di Ascalone e Mansur Sajjadi all’interno del progetto è stato centrale il contributo del Research Institute for Cultural Heritage and Tourism, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Iranian Center for Archaeological Research e l’Università del Salento, sotto la direzione di Enrico Ascalone e Mansur Sajjadi.



