Biden si ritira. Chi prenderà il suo posto?

lunedì, 22 Luglio 2024
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Non può dirsi del tutto inattesa la lettera con la quale il Presidente Joe Biden ha comunicato nella giornata di ieri, domenica 21 luglio, di voler ritirare la sua candidatura per la presidenza in vista delle prossime elezioni di novembre. 

Il messaggio pubblicato sul social “X” alle 13.46, ora locale a Washington, è arrivato a 107 giorni dalle elezioni presidenziali, stabilendo un record nella storia americana: nessun candidato si era mai ritirato a distanza di così poco tempo dal voto. 

Biden, positivo al Covid e in convalescenza presso la propria casa in Delaware, ha presentato nella lettera indirizzata ai suoi “cari concittadini” i risultati ottenuti nei quattro anni di presidenza, sottolineando come sia “stato il più grande onore della mia vita servire come vostro Presidente” e aggiungendo che “sebbene sia stata mia intenzione chiedere la rielezione, ritengo che sia nell’interesse del mio partito e del Paese che io mi dimetta e mi concentri esclusivamente sull’adempimento dei miei doveri di Presidente per il resto del mio mandato”. 

Il Presidente ha poi annunciato che in settimana parlerà alla Nazione per spiegare in modo più dettagliato le ragioni che lo hanno spinto a questa scelta. 

Diversi alleati avevano spinto per un suo ritiro dalla corsa alla rielezione, tra questi anche il fedelissimo amico Barack Obama e la Speaker Nancy Pelosi. 

Si apre quindi un nuovo scenario di incertezza: il Presidente uscente ha confermato di voler fornire il proprio “endorsement” a Kamala Harris, elemento che comunque non vincola i 3904 delegati che avevano affidato il proprio voto a Biden, a riconfermarlo necessariamente alla sua Vicepresidente, questo poiché, a seguito del ritiro formale della candidatura, essi possono definirsi “uncommitted”, vale a dire liberi di votare per qualsiasi altro candidato. 

Il fatto che i delegati siano stati in gran parte scelti dal comitato elettorale di Joe Biden, tuttavia, non sembra suggerire che si prospettino significativi scostamenti dalle sue indicazioni. 

La nomina ufficiale del candidato del Partito Democratico, tuttavia, arriverà solo a seguito della Convention di Chicago, che si svolgerà tra il 19 ed il 22 agosto. 

Al momento ci si interroga su quali altri candidati possano avanzare la propria candidatura per concorrere alle presidenziali sul fronte Dem, tra i nomi più noti il Governatore della California Gavin Christopher Newsom e la Governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, nonostante molti ritengano che i due politici aspirino a concorrere per le elezioni del 2028. 

Altri governatori ritenuti “papabili” sono: Josh Shapiro (Pensilvenya), potenzialmente il primo Presidente ebreo della storia degli USA, Roy Cooper (North Carolina), Tony Evers (Wisconsin) o il 46enne Andy Beshear, rieletto come Governatore del Kentuky, stato storicamente repubblicano. 

Rimane invece un’eventualità del tutto inverosimile quella che vede la candidatura di Michelle Obama, che più volte ha ribadito la sua volontà di tenersi alla larga dalla White House, dopo otto anni trascorsi al suo interno come First Lady. 

Al momento, l’ipotesi Harris sembra la più probabile, se non altro perché la sua candidatura può ancora contare sui circa 90 milioni di dollari già raccolti nel corso della campagna elettorale al fianco di Joe Biden. 

Non è poi da sottovalutare il vantaggio che la struttura organizzativa del suo staff, già al lavoro da tempo per una sua rielezione, può rappresentare nei confronti dei possibili avversari politici.  

Rilevante anche il fatto che, al momento, risulta vacante il ruolo di Vicepresidente in caso di una vittoria di Kamala Harris, elemento che potrebbe dissuadere i nomi di spicco del partito Democratico dall’avviare una campagna elettorale contro di lei, nella speranza di poter ottenere la preziosa carica. 

A suo favore, la Vicepresidente uscente può inoltre contare sul fatto di essere una donna di origine Afroamericana, elemento incisivo per conquistare il voto delle minoranze indecise, nonché sull’essere sensibilmente più giovane dell’avversario repubblicano Donald Trump (59 anni vs 78), fattore che potrebbe essere valorizzato come espressione della volontà di un cambio generazionale ai vertici del Paese. 

Sarà comunque necessario attendere la Convention di questo agosto per sapere con certezza chi concorrerà ufficialmente con Donald Trump per divenire il 47° presidente degli Stati Uniti d’America. 

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