Che vinca Kamala o Donald l’economia europea è comunque nei guai

mercoledì, 24 Luglio 2024
2 minuti di lettura

Biden dimissionario è una buona notizia per l’economia europea? Anche se la destra italiana vorrebbe farci dire che la Harris alla Casa Bianca sarebbe un disastro e la sinistra al contrario si aspetta chissà quale luna di miele con l’altra sponda dell’Atlantico, la verità è che per noi europei Donald o Kamala pari sono. Vediamo perché.

Il pugno duro dei democratici

Innanzitutto basta notare quali sono state le politiche portate avanti da Biden negli ultimi quattro anni, che la sua attuale vice difficilmente cambierà dato che durante il suo primo discorso dopo l’investitura ha detto che “L’eredità e i risultati di Biden sono senza pari nella storia moderna”. E quali sono questi risultati? L’aver portato avanti le stesse priorità di Trump; ovvero imporre dazi commerciali agli avversari ma pure agli alleati e destinare fondi pubblici alle aziende (mascherati da sostegni per la transizione energetica, certo, ma il risultato è stato sempre lo stesso; miliardi nelle casse di società private).

Magari durante il suo secondo mandato Trump aggiungerebbe qualche dazio in più, ma la vera differenza sarebbe nello stile con i quali le decisioni verrebbero annunciate; per le aziende europee che esportano in America i rischi sarebbero molto simili.

Europa vaso di coccio

Non sembrano migliori le prospettive quando si parla del rapporto a tre fra Usa, Ue e Cina. Tutti i presidenti americani, da Nixon a Biden passando per Obama, hanno sempre considerato il confronto con Pechino una battaglia a due, da giocarsi guardando solo al Pacifico. L’Europa sarebbe quindi lasciata in un angolo a sbrogliare i suoi problemi di dipendenza dal Dragone per qualunque genere di prodotto, da quelli che affollano gli scaffali dei nostri negozi ai semilavorati indispensabili per le nostre aziende. L’unica prospettiva differenti potrebbe venire da una clamorosa rottura tra Washington e Pechino se Trump decidesse di portare il conflitto con Xi alle estreme conseguenze. In quel caso qualche capo di governo europeo (da noi ci aveva provato qualche leader dell’Est e il nostro Giuseppe Conte) potrebbe essere tentato di rafforzare il rapporto con la Cina, ma qualunque genere di accordo ci vedrebbe in una posizione di assoluta debolezza.

Imparare a nuotare da soli

La verità è che i fan della Harris sognano prima di tutto un’Europa ancora e per sempre a trazione americana. Vorrebbero continuare a lasciare sbrogliare a Washington tutti i nostri problemi geopolitici, senza ricordare che gli americani, quando lo fanno, non sempre giocano a nostro favore. Si veda ad esempio il disastro rappresentato dalle primavere arabe, che ha regalato all’Europa un Medio Oriente più che mai instabile e pericoloso, azzerando le possibilità commerciali con una zona del mondo che vedrebbe l’Italia in vantaggio strategico.

Forse una vittoria di Trump e l’isolazionismo che ne seguirebbe costringerebbero finalmente i nostri leader a ragionare su un’Europa indipendente e padrona del suo destino. Ma il cambiamento richiederebbe anni per essere portato e termine, mentre Trump minaccia di lasciarci soli a fronteggiare la minaccia putiniana già fra una manciata di mesi. Solo per questo motivo capiamo chi tifa per la Harris; con la democratica alla Casa Bianca l’economia europea continuerebbe a indebolirsi, ma in una maniera tanto graduale da permetterci di abituarci a una progressiva marginalizzazione.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.