Maxi scambio di prigionieri tra Russia e Occidente. Diplomazia o ricatto?

venerdì, 2 Agosto 2024
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Storico scambio di prigionieri tra Russia e Occidente mai visto per numeri e ampiezza geografica neppure durante la Guerra Fredda. Un successo a livello diplomatico, prova questa che un canale tra Mosca e Washington c’è e può funzionare anche in un momento storico molto critico per i rapporti seguito all’offensiva russa in Ucraina, Joe Biden e Vladimir Putin sono riusciti a raggiungere un accordo allargato anche a Germania, Norvegia, Slovenia e Polonia. Accolti a Washington dal capo di stato americano Biden e dal suo vice Kamala Harris, il giornalista Evan Gershkovich reporter del Wall Street Journal, e gli altri due americani l’ex marine Paul Whelan accusato di spionaggio e la giornalista Alsu Kurmasheva di Radio Free Europe condannata a sei anni e mezzo di carcere per aver scritto dell’offensiva russa in Ucraina. I tre sono stati salutati dagli applausi delle famiglie e degli amici in attesa, mentre sbarcavano da un aereo nella base di Andrews vicino Washington. Mentre la notizia fa il giro del mondo riempendo le prime pagine dei media internazionali, lo stesso Biden definisce l’operazione: “capolavoro della diplomazia”, Donald Trump attacca lo storico accordo per il rilascio dei prigionieri tra Stati Uniti, Russia e altri paesi insinuando che siano stati pagati soldi per il loro rilascio e che tutto ciò non giova agli Stati Uniti. “Un cattivo precedente per il futuro”, tuona il Tycoom anche se la circostanza è stata del tutto smentita dalla Casa Bianca nella persona del consigliere per la Sicurezza nazionale americano Jake Sullivan. Dalle pagine del suo social network Truth posta: ”Quando pubblicheranno i dettagli dello scambio di prigionieri con la Russia? Li stiamo anche pagando in contanti? Stiamo liberando assassini, killer o delinquenti? E ancora: ”Ho riportato a casa molti ostaggi e non ho dato un soldo al Paese avversario. Farlo è un brutto precedente per il futuro. Stanno estorcendo denaro agli Stati Uniti d’America”.

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