Sinwar è il nuovo capo di Hamas: perché è un messaggio di guerra

mercoledì, 7 Agosto 2024
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Yahya Sinwar è il nuovo capo politico di Hamas, dopo l’uccisione a Teheran di Ismail Haniyeh la settima scorsa. Si tratta di una scelta pesante da parte dei vertici dell’organizzazione islamista: Sinwar è l’artefice della mattanza del 7 ottobre e il primo responsabile della nuova stagione di guerra che sta attraversando il Medio Oriente.

Il messaggio che a questo punto Hamas manda a Benjamin Netanyahu è chiaro: niente tregua, la parola rimane alle armi. Nulla però è ancora deciso e il futuro non è al momento prevedibile. Il segretario di Stato americano Anthony Blinken dice che ora spetta a Sinwar  negoziare la tregua. Ma a prevalere è il pessimismo, anche perché  è assai improbabile che Israele accetti di trattare il cessate il fuoco con l’ideatore dell’eccidio di quasi un anno fa. Non per niente Sinwar è il ricercato numero uno delle forze di Tel Aviv e si ritiene che viva nascosto tra i tunnel di Gaza.

La sua fama di intransigente sanguinario è condensata in una serie di atroci frasi rimaste (tristemente) famose. Come quando disse: «Abbatteremo il confine con Israele e strapperemo il cuore dai loro corpi». O come quando rispose al suo predecessore in lutto per i figli uccisi in un raid israeliano che il loro sangue (come quello di tutti i palestinesi) era necessario alla causa di Hamas. Da un soggetto del genere non c’è davvero da spettarsi niente altro che una lunga serie di morti e distruzioni. Ma il dato politico più forte di Sinwar è che parliamo del primo responsabile dell’alleanza strategica con l’Iran. Quindi nei suoi progetti c’è una guerra a lungo termine, costi quello che costi alla sua gente.

Questa notizia sul nuovo capo politico di Hamas arriva mentre in Israele è psicodramma per l’attesa dell’attacco iraniano in risposta all’uccisione di Haniyeh. La gente a Tel Aviv fa scorte di acqua e altri beni necessari in vista di rimanere chissà quanto tempo nei rifugi. Tutti i sistemi di difesa antimissilistica sono allertati mentre giunge notizia che Teheran ha spostato alcune rampe di lancio degli ordigni contro Israele. Lo Stato ebraico potrà comunque contare sull’aiuto del sistema radar di Paesi arabi amici e sull’apporto delle forze americane nelle due portaerei schierate nel Mediterraneo.

Analoga, angosciosa attesa è quella che stanno vivendo libanesi nelle zone controllate da Hezbollah. Questa volta la reazione temuta è quella israeliana, dopo la strage nel campo di calcio. Ieri le forze di Tel Aviv hanno inviato un segnale minaccioso facendo sorvolare a bassa quota Beirut dai propri jet militari, mentre gli allarmi risuonavano in tutto il Libano.

In attesa di possibili attacchi  (su e da) Israele, l’unica guerra che in queste ore divampa in Medio Oriente è quella dei nervi. E certo la scelta di Sinwar non la rende meno angosciosa.

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