È stato consegnato a Papa Francesco nella giornata di ieri, giovedì 8 agosto, il glossario edito da LEV “Piccolo Lessico del fine vita”.
Il volume è stato donato da Mons. Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita al Pontefice, il quale avrebbe mostrato la sua soddisfazione per il lavoro svolto, in occasione di un’udienza privata in Vaticano.
Nonostante le testate giornalistiche abbiano parlato di “apertura della Chiesa” in tema di fine vita, il testo sembra in realtà ribadire, più che mettere in discussione, le posizioni assunte finora dalla Dottrina cattolica, ponendo l’accento sull’errata interpretazione talvolta affidata ad alcune indicazioni espresse da quest’ultima.
Pur ribadendo in modo chiaro e deciso il proprio “no” al suicidio assistito e all’eutanasia, così come il “sì” alla difesa della vita dal suo concepimento al termine naturale, il documento ha comunque voluto sollecitare lo sviluppo di una legislazione che affronti il tema dell’accanimento terapeutico, compito che spetterebbe espressamente alla politica, limitandosi la Chiesa a collaborare per il bene della società attraverso “la formazione delle coscienze, più che l’elaborazione delle leggi.”
Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha infatti voluto sottolineare come “La Chiesa invita a riflettere su quanto l’accanimento terapeutico non sia espressione di una medicina a favore del malato”, auspicando che si raggiunga in ambito politico il più alto consenso comune possibile su questo tema, considerando la possibilità di valutare caso per caso le situazioni che riguarderebbero la delicata questione del fine vita.
Al fine di ribadire la forte impronta di continuità di questo volume con le indicazioni precedentemente espresse dalla Chiesa, Mons. Paglia ha voluto ricordare come “già Pio XII nel 1956 affermò la liceità della sospensione della ventilazione se ricorrevano alcune gravi condizioni” aggiungendo come “già nel 2007 la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, dopo aver affermato una presupposizione positiva per il loro utilizzo, ha riconosciuto che possano essere lecitamente interrotte (o non iniziate) quando comportano “un’eccesiva gravosità o un rilevante disagio fisico”, questo perché tali pratiche rientrerebbero nei cd. “trattamenti non proporzionati”, cioè quelli che, auspicando per quanto possibile il coinvolgimento della persona malata, andrebbero sospesi.
La finalità di questo vademecum, così come della dottrina cristiana in genere, rimarrebbe secondo Mons. Paglia, la difesa della vita umana “in tutto l’arco dell’esistenza […] in particolare la vita delle persone deboli, per contrastare quella “cultura dello scarto” che si nasconde dietro la pretesa di autosufficienza e autonomia delle donne e degli uomini di oggi”.
Verrebbe dunque da commentare, citando un passo biblico: «nulla di nuovo sotto il sole» (Ec. 1-10): il documento pubblicato dalla Pontificia Accademia per la Vita sembra avere, infatti, più un ruolo riepilogativo, che non innovativo, rimanendo comunque utile al fine di approfondire ed arricchire il delicato dibattito attorno ai temi etici che appaiono ancora oggi di cocente attualità, polarizzando l’opinione di chi vi si approccia con spirito critico.



